Bari, ex Socrate Occupato: “Vogliamo l’autorecupero”

Bari, ex Socrate Occupato: “Vogliamo l’autorecupero”

Di Rogero Paci, Bari – Ieri mattina circa duecento persone si sono riunite in presidio davanti al Comune di Bari per chiedere un tavolo di trattativa con il Comune e con il Prefetto di Bari sulla struttura dell’ex Socrate di Bari, sito in via Fanelli. L’edificio, abitato da più di 10 anni da più di 60 nuclei familiari, è stato interessato da un incendio lo scorso 22 dicembre e, a causa di un tentativo di sgombero da parte delle forze dell’ordine, gli abitanti sono rimasti fuori dalla struttura al freddo per circa 12 ore, dalle 10 fino alle 10 di sera. Il tentativo di sgombero è per fortuna fallito e gli abitanti sono rientrati nella struttura, ma sono al momento senza luce. Eravamo presenti questa mattina e abbiamo intervistato uno degli abitanti dell’edificio, Ashraf.

Ashraf, ci racconti la storia del Socrate Occupato?

“Il Socrate lo abbiamo preso come abitazione oltre 10 anni fa. All’inizio gli abitanti erano quasi tutti eritrei e sudanesi che prima vivevano per strada e avevano bisogno di riparo. I primi quattro anni li abbiamo trascorsi con le candele come unica fonte di luce, si accendeva giusto un paio d’ore il generatore per ricaricare il cellulare. Poi, con l’aiuto di alcuni compagni anche di fuori Bari, abbiamo iniziato ad organizzarci per migliorare la situazione. Da riparo per dormire siamo diventati una vera e propria realtà. Per organizzarci ci siamo accordati, ci siamo dati uno statuto e delle regole di convivenza. Di qui, con l’aiuto di architetti e ingegneri a noi vicini, è nata l’idea dell’autorecupero della struttura, circa 6 anni fa. Dopo un anno e mezzo di studio abbiamo deciso di presentare un nostro progetto al Comune di Bari (all’epoca della giunta Emiliano) e alla Regione Puglia (all’epoca della giunta Vendola). Una o due volte al mese c’erano incontri protocollati e registrati. Siamo dunque arrivati alla firma di un protocollo con il Comune che ci ha dato il comodato d’uso, il rilascio delle residenze e ad un accordo con il Comune e con la Regione che prevedeva l’autorecupero della struttura, con la nostra disponibilità e dunque un risparmio sulla manodopera. Il nostro budget per il progetto di autorecupero era di 800000 euro. Da quando poi è arrivata la giunta Decaro, con al welfare l’assessore Francesca Bottalico e all’anagrafe l’assessore Galasso, si è fermato tutto. Anzi, ora c’è un altro progetto sulla struttura (è stato approvato in consiglio comunale un progetto di tre milioni e mezzo di euro per riqualificare l’ex Socrate e trasformarlo in un centro interculturale, ndr) , che costa molto di più e soprattutto non è quello che noi che abitiamo la struttura vogliamo. In questo limbo la struttura ha bisogno di essere manutenuta. Da più di 10 anni non abbiamo acqua, luce e non abbiamo assistenza sanitaria. Non ci è mai stato mandato nessun medico, ce la siamo sempre cavati da soli, e non è sempre facile. Abbiamo cacciato fascisti e gente a noi non gradita. Pensa che le uniche visite che abbiamo ricevuto da parte delle istituzioni sono state quelle del “Pronto Intervento Sociale”, con tutto il rispetto per questi ragazzi che lavorano, che voleva far firmare dei fogli agli abitanti per fargli abbandonare la struttura. Quindi finora ci hanno creato solo problemi.”

Che cosa è successo lo scorso 22 dicembre?

“Lo scorso 22 dicembre, verso le 10 di mattina, tutta la struttura è stata invasa da una valanga di fumo. Dal colore abbiamo capito che quel fumo derivasse da carburante. Quindi sosteniamo che l’incendio sia stato doloso. Forse per indebolire questo posto e farci il loro progetto. Una volta domato l’incendio, non abbiamo poi compreso questo schieramento di forze dell’ordine davanti alla struttura per non farci entrare, non c’era un’ordinanza di sgombero. Quando poi siamo riusciti a rientrare, abbiamo notato che moltissime delle nostre stanze erano state danneggiate. Porte distrutte, e tra l’altro sono andati a prendere le bombole di gas dalla parte opposta all’incendio. Questo è stato un atteggiamento inconcepibile per noi. Dopo l’incendio, era stato detto ai vigili che se volevano potevano entrare nelle stanze per controllare, è stata una vigliaccata farlo con la forza. Ma la vigliaccata più grande è stata quella che non volevano farci rientrare. Anche l’assessore Francesca Bottalico e il sindaco Decaro ci hanno detto che non potevamo rientrare, senza avere per le mani un’ordinanza di sgombero. Bastava che chiedessero alle forze dell’ordine di andarsene e se ne sarebbero andati. È molto grave poi l’episodio che è accaduto il giorno dopo: un nostro abitante è stato fermato dal sindaco Decaro che gli ha detto che se ne deve andare dalla struttura. Un comportamento intimidatorio davvero intollerabile. Poi il giorno il Comune voleva mandarci del cibo: non l’abbiamo accettato. Ci togli acqua e luce, il diritto a rimanere e ad esistere e poi ci mandi da mangiare? Una vera caricatura. Ora ci trattano come dei senza fissa dimora, non le danno più le residenze qui. Bisogna resistere. Ora mi sento veramente di dover elogiare tutti coloro che ci hanno appoggiato. C’è una grande fetta di cittadinanza con noi, tutto il vicinato è con noi, e soprattutto tutte le persone oneste e per bene sono con noi. Quindi ringraziamo tutte le compagne e i compagni che sono venuti anche da fuori Bari e le tante realtà politiche e sociali che ci hanno dimostrato grande vicinanza. Questo ci ha rincuorato e ci ha dato maggiore energia e forza per andare avanti. Non abbiamo né acqua né luce, ma per ottenere bisogna resistere. In qualsiasi condizione ti trovi, devi essere convinto dei tuoi diritti e non mollare. Perché i diritti che ottieni oggi sono anche quelli di domani. E’importantissimo l’appoggio della gente. Se non ci fosse stato, saremmo al freddo ora, a dormire a Piazza Umberto, tutti quanti. Non dimentichiamo poi che qui ci sono molte donne che hanno attraversato deserti, mari, monti, hanno subito i campi di concentramento in Libia, violenze sessuali, l’allontanamento dalla famiglia, tutte umiliazioni. Poi non è che se arrivano a Lampedusa, le istituzioni le trattano come vorrebbero. Quindi per loro questo luogo rappresenta una sicurezza, una protezione psicologica e sociale.”

Quali sono le vostre richieste?

“Il nuovo progetto del Comune prevede un costo di 4 milioni di euro. Ma sappiamo bene come funzionano queste cose. Il costo potrebbe lievitare. Non possono sgomberare perché la legge glielo vieta, per cui si sono inventati questo incendio. C’era gente che dormiva e per fortuna non c’erano bambini. Ma potevano scapparci il morti. Il monossido di carbonio ti uccide nel sonno.

Le nostre richieste sono di rimanere qui e di finanziare il progetto di autorecupero. Poi chiediamo al prefetto di bloccare qualsiasi sentenza amministrativa fino a quando non si chiarisce questa situazione. Noi abbiamo casa e tutte le nostre cose qui. Qualsiasi richiesta di lasciare la struttura noi non la prendiamo in considerazione. Nel caso in cui sia poi necessario che noi usciamo, bisogna che ci venga garantito il diritto a organizzare la nostra vita, bisogna dirci quando dobbiamo uscire con un gran preavviso. Non ci puoi buttare fuori in ciabatte. 

Durante il presidio di ieri abbiamo sentito anche Angelo, che non è un abitante della struttura, ma fa parte dell’associazione Socrate e ha fatto parte della delegazione che ha parlato con il prefetto e con il sindaco di Bari.

Angelo, perché è importante essere qui oggi?

“Perché questa esperienza di autogestione che dura ormai da undici anni dell’ex Socrate va salavaguardata e valorizzato. Va valorizzato l’enorme consenso che questa esperienza ha incassato in questi anni e in questi giorni dalla popolazione barese. Perché dobbiamo cominciare ad affermare la necessità di garantire i diritti a tutti, a tutti i lavoratori più nascosti, invisibili. Il Socrate solleva questa problematica. Ed è anche per questa questione generale che va salvaguardato. Non solo per l’esperienza del Socrate in sé.”

Da chi è composta l’associazione Socrate?

“L’associazione Socrate è composta dai residenti e dagli ospiti della struttura. Si registra poi una forte solidarietà: anche molti attivisti, volontari, militanti politici sostengono quest’associazione. E lo si vede nella giornata di oggi in cui ci sono forze sindacali, associazioni, studenti. Questa solidarietà dura da anni e di sicuro durerà ancora.”

Come sono andati gli incontri con il Prefetto e con il Sindaco?

“Il Prefetto ci ha detto che da parte loro l’esperienza del Socrate va salvaguardata ma che la questione riguarda il Comune e quindi bisogna rivolgersi a loro. Con il Sindaco abbiamo parlato in modo franco. Il primo cittadino si è impegnato a mantenere il progetto dell’autorecupero. Anche se si dovesse valutare che si può evitare la demolizione e si può ristrutturare l’immobile, l’associazione continuerà ad avere le chiavi della struttura. Questo ci ha un po’ rassicurato. Ora deve partire il tavolo tecnico. Se partirà questo tavolo tecnico affronterà sia la questione tecnica e progettistica, sia la questione sociale degli abitanti della truttura. Quindi sia nel caso di demolizione che nel caso di ristrutturazione, il Sindaco ha garantito che gli abitanti del Socrate e l’associazione verranno presi in considerazione. Per quanto riguarda le utenze elettriche, l’impianto non si può mettere in funzione perché non è a norma. Dobbiamo valutare con i nostri tecnici la fattibilità dei progetti. Nel caso in cui anche i nostri tecnici dovessero valutare che la struttura va demolita è inutile sistemare l’impianto elettrico. Dobbiamo fare valutazioni tecniche, all’interno di un quadro che garantisca l’associazione.

Prossimo appuntamento?

“Il prossimo 4 gennaio alle ore 17 assemblea pubblica al Socrate Occupato.”

COMMENTS (1)

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    Giuseppe Loiacono 30 Dicembre 2020

    Incredibile! Più di 60 nuclei familiari in un ambiente del quale non si capisce la situazione e il destino!