Taranto, un manifesto racconta l’Ilva: fumo e caramelle avvelenate. Anche dopo l’accordo con lo Stato il futuro per gli ambientalisti è “nero”. La riflessione

Taranto, un manifesto racconta l’Ilva: fumo e caramelle avvelenate. Anche dopo l’accordo con lo Stato il futuro per gli ambientalisti è “nero”. La riflessione

Foto Ansa

Di Francesca Emilio, Bari –  Siamo a Taranto, gli impianti dell’Ilva sono avvolti da un fumo denso e corposo. Quel fumo ha un volto, un volto quasi sorridente, compiaciuto e consapevole: quello della morte, che impassibile dona una caramella ad un bambino che stringe la mano alla propria mamma. Lo scenario, a pensarci bene, è quasi realistico. Sono tanti anni che, anche solo nominando Taranto, si pensa ai fumi dell’Ilva, fumi densi e neri, fumi di morte. Non si può non pensare diversamente, perché di morti a Taranto, ce ne sono state tante e tra le vite spezzate ci sono anche i bambini. Ve lo abbiamo già raccontato e ribadiamo il concetto: basta entrare a Taranto con la propria auto, abbassare i finestrini e sentirne l’odore per rendersi conto di essere di fronte a qualcosa di mostruoso, che non può che ledere i polmoni. Immaginate per tanto tempo, immaginate per chi nei quartieri limitrofi dell’Ilva ci vive. Questa volta però quell’immagine è disegnata, nero su bianco, su un manifesto apparso nelle scorse settimane in via Magna Grecia.

Il manifesto, su cui c’è scritto, come se fosse una firma, “I politici italiani tutti”, riporta un disegno dell’attore Massimo Wertmuller e racconta, per chi vuole andare oltre le righe, una verità tangibile per tanti: quella caramella che quel fumo nero con il volto della morte offre al bambino è avvelenata. Lo hanno confermato gli attivisti del Comitato cittadino per la Salute e per l’Ambiente, nel corso di un sit-in di protesta tenutosi contro l’accordo tra il governo e ArceroMittal. Si, un accordo, perché l’Ex Ilva è tornata nelle mani dello stato, uno stato che, di fatto, perdonate il gioco di parole, in tutti questi anni non c’è stato. Ed è per questa ragione che gli ambientalisti si sono schierati sotto il manifesto, mostrando sagome a forma di caramella con la scritta dei principali inquinanti (diossina, Pm10, Ipa).

“Lo Stato – ha commentato Massimo Castellana, rappresentante legale del Comitato per la salute e l’ambiente – ci considera solo tarantini, non cittadini italiani. Quest’ultimo accordo è ancora più punitivo nei confronti della nostra comunità. La Regione Puglia e tutti i comuni pugliesi dovrebbero stringersi attorno a Taranto, perché è l’intero Meridione ad essere offeso, per cominciare una lotta istituzionale a tutti i livelli”.

Ormai una settimana fa, subito dopo la firma dell’accordo, Conte ha dichiarato a Bruxelles che l’obiettivo è quello di lavorare verso un futuro green per l’ex acciaieria e per la città. A prova di questo, anche la notizia dell’approvazione di un progetto complesso. A partire dal prossimo marzo, infatti, circa un milione di alberi saranno piantati a Taranto per darle un “respiro nuovo”. In particolare, le prime piante saranno posizionate nell’area che va dal cimitero alle altre zone confinanti con il siderurgico ex Ilva, oggi Arcelor Mittal, nel rione più fragile. Prenderà vita così la Foresta urbana Nord al quartiere Tamburi, un parco che, secondo le istituzioni, sarà in grado di costituire un polmone verde ricco di piante e alberi in grado di bonificare attraverso processi naturali i terreni e le falde. Un progetto risalente agli anni Settanta, poi abbandonato – come spiegano da Repubblica. L’obiettivo è quello di “Mitigare e risanare un territorio segnato per decenni dall’inquinamento dell’industria pesante”.

Ma basterà davvero tutto questo a cancellare anni di disinteresse da parte delle istituzioni? Anni di vite spezzate, di finestre chiuse, di polveri rosse che si depositano su alberi, piante e si insinuano nella vita delle persone?

Secondo gli attivisti no. Nel grande manifesto, infatti,  uno spazio è riservato anche all’Acciaieria di Trieste. Su questa però vi è impressa la scritta “chiuso”, perché lì, secondo le associazioni, “la scelta è stata a favore della salute e della vita”.  Di fatto, ci vorranno molti anni prima che le cose cambino sul serio, intanto,  basta mettere anche un solo piede a Taranto per sentire sulla propria pelle il cambiamento di densità dell’aria, l’odore forte, il colore rossastro che la contraddistingue. Taranto resta al presente, nonostante tutte le buone intenzioni, così come scrivevamo lo scorso marzo, “una città incantevole e meravigliosa in cui vento e pioggia sono tossici e si muore ancora per le polveri dell’Ilva”. Ed è al presente che si dovrebbero trovare soluzioni.

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