Puglia, un orto sociale contro la violenza sulle donne: l’esperienza di Gramigna

Puglia, un orto sociale contro la violenza sulle donne: l’esperienza di Gramigna

Di Daniele De Bartolo, Bari – Ci sono giornate che non dovrebbero esistere. Lo dicevo qualche tempo fa e lo ripeto. Ci sono giornate che servono a ricordare a tutti che è sbagliata la violenza sulle donne. Concetto ovvio, lapalissiano addirittura, ma che ha bisogno di essere ripetuto ancora. Purtroppo. La violenza continua a perdurare, i femminicidi continuano ad essere all’ordine del giorno anche se destano sempre meno interesse nell’opinione pubblica. Un mondo senza violenza sulle donne si costruisce pian piano, lo costruiscono giorno dopo giorno i tantissimi centri antiviolenza, le tantissime associazioni che da anni si danno da fare sul territorio fornendo aiuto alle donne vittime di violenza.


Una di queste è SUD-EST DONNE, una Associazione di Promozione Sociale, nata nel sud est barese per iniziativa di un gruppo di giovani donne provenienti da alcuni comuni dell’area, diversamente impegnate nel mondo del lavoro, della cultura, dell’impegno civile e sociale col fine di promuovere la piena e reale cittadinanza delle donne a livello sociale, culturale, economico e politico ma anche con l’obiettivo di favorire l’integrazione e la partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini alla vita sociale, culturale, economica e politica della collettività andando ad operare in modo particolare sugli ostacoli che di fatto impediscono la partecipazione attiva, in modo particolare quella delle donne. Da qualche mese l’associazione SUD-EST DONNE ha lanciato, in collaborazione all’azienda agricola Infestante e con il contributo del comune di Noci e dell’ambito territoriale di Putignano, il progetto Gramigna, l’orto delle donne. La Gramigna è una pianta diffusa dalle pianure fino alle montagne di gran parte del mondo. Una pianta cosmopolita, altamente adattabile e resistente. Cresce in modo spontaneo, rapido, sempre e ovunque. Il motivo di queste sue caratteristiche risiede nelle sue radici: ampie reti sotterranee difficili da sradicare, dalle quali nascono piante nuove e nelle quali risiedono le sue proprietà terapeutiche. A questa pianta si ispira il progetto “Gramigna-L’orto delle Donne” che mira a creare un tempo e spazio protetto e condiviso per prendersi cura di un orto comune.


Il progetto è figlio della ormai arcinota emergenza sanitaria dovuta alla pandemia di Covid19 che ha portato alla sacrosanta chiusura di diverse attività ma che ha condannato tantissime famiglie a dover fare i conti con problemi economici. L’idea è proprio quella di coltivare degli ortaggi, tra cui cicorie e cavoli, freschi e buoni da donare alle donne e minori in stato di necessità.


Gramigna, che è partita il 5 settembre, è ospitata presso l’azienda Agricola Infestante che si trova a Noci in contrada Scarcioppola. Un gruppo di donne seguite o coinvolte attivamente come volontarie nel Centro Antiviolenza Andromeda – il progetto è aperto anche al resto della comunità di Noci – si dedicheranno alla piantumazione, la crescita e la raccolta di ortaggi biologici e locali.


Il progetto Gramigna-L’orto delle donne ha un importante obiettivo, una cima da raggiungere, ovvero quello di poter diventare un’impresa sociale che possa dare un lavoro sicuro ad alcune delle donne seguite dal centro antiviolenza. Perchè alla fine il percorso di un’associazione che sta accanto alle donne che subiscono violenza sta tutto in questo difficilissimo e lunghissimo percorso di autodeterminazione di ogni singola donna che viene da una storia di demolizione dell’autostima, dell’amor proprio e che, in molti casi, restano in un rapporto violento solo perchè sono totalmente dipendenti a livello economico dal partner.


L’auspicio dell’associazione è proprio quello che nascano altre imprese sociali che diano lavoro sicuro, protetto e rispettato a tante altre donne vittime di violenza. Il percorso è ancora molto lungo ma la strada è questa, superare le discriminazioni di genere è uno step fondamentale per la sostenibilità del pianeta come ci ricorda uno degli obiettivi dell’agenda delle nazioni unite per il 2030.

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