Puglia, ieri tanti eventi in occasione della “Giornata contro la violenza sulle donne”: a che punto siamo? La riflessione

Puglia, ieri tanti eventi in occasione della “Giornata contro la violenza sulle donne”: a che punto siamo? La riflessione

Di Daniele De Bartolo, Bari – Ci sono giornate che non dovrebbero esistere. Ci sono giornate che è importante che ci siano, ma che non dovrebbero esistere in un mondo ideale. Un mondo dove si smetta di discriminare chiunque è diverso da noi, un mondo dove nessuno debba mettere in discussione le barbarie avvenute per colpa di regimi totalitari, un mondo in cui nessuna donna si senta in pericolo accanto ad un uomo. Un mondo ideale appunto, in cui non debbano più servire le giornate in ricordo di. Quello che stiamo vivendo però non è il mondo ideale, lo sappiamo tristemente tutti. E allora si ha la necessità di creare giornate per ricordare concetti che sembrano talmente ovvi che sembra quasi uno scherzo, una burla, un gioco. Ma non è un gioco. Le giornate esistono ed esisteranno finchè anche l’ultima persona non avrà recepito il messaggio.


Ieri 25 Novembre era la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, un appuntamento che da oltre 20 anni serve a mettere un punto, a fermarsi un attimo per capire come procede il percorso verso l’eliminazione di questa odiosa pratica. Un buon modo per capire come eliminare questo tipo di violenza è ricordare le storie di chi la violenza l’ha subita. Partendo proprio dalle sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal attiviste della Repubblica Dominicana stuprate, torturate, massacrate a colpi di bastone e strangolate proprio il 25 novembre del 1960 per ordine del dittatore Trujillo. Perchè la violenza sulle donne ha matrici comuni, lo stupro e le botte come punizione per non aver rispecchiato i desideri degli uomini, per non essere come alcuni maschi le vorrebbero, ovvero zitte, servizievoli e sempre disponibili all’accoppiamento.


La giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne non dovrebbe esistere più perchè prima o poi terminerà la violenza contro le donne, ma per ora serve eccome a riflettere su quali sono i contorni della violenza, quali i luoghi in cui questa violenza esplode, quali i gesti utili per proteggere efficacemente le donne e punire ancora più efficacemente chi usa violenza. Parliamo dei dati relativi alla provincia di Bari diffusi dalla Questura nella giornata di ieri. Luci e ombre perchè se da un lato diminuiscono gli omicidi rispetto ad un anno fa, dall’altro lato aumentano le denunce per maltrattamenti contro familiari e conviventi e quelle per violenza sessuale mentre diminuiscono le denunce relative agli atti persecutori. Importantissimi per capire il fenomeno in puglia anche i dati raccolti dai centri antiviolenza pugliesi: “Nel 95% dei casi la violenza si consuma in famiglia: infatti, nell’86% dei casi gli autori della violenza sono il partner e l’ex partner, nel 9% parenti”. Ancora, “Per quanto riguarda la tipologia di violenze subite, al primo posto c’è quella fisica (49%), seguita da quella psicologica (38%), dallo stalking (6%); anche se la violenza psicologica accompagna tutte le forme di violenza”. Nei primi otto mesi dell’anno sono state 1440 richieste di aiuto giunte ai Cav pugliesi, più di 892 percorsi avviati, 76 donne messe in protezione, insieme a 73 minori.


Come dicevo, importante è conoscere le storie delle vittime di violenza. A volte sono proprio i mass media a trasmetterne una narrazione sbagliata che sembra colpevolizzare solo le donne e far sembrare i loro compagni delle povere vittime. Per fortuna ci sono anche trasmissioni che riescono a rimettere le cose al loro posto, che raccontano cosa vuol dire per una donna ricevere violenza non solo fisica da un uomo che le prometteva amore. Programmi come Amore criminale riescono con docufiction a farci entrare nelle case il luogo in cui più di tutti gli altri gli aguzzini possono sfogare le loro frustrazioni. Proprio Amore Criminale, il programma in onda su rai 3, ha raccontato, tra le altre, anche la storia di Anna Costanzo la truccatrice barese uccisa dal suo compagno ben 11 anni fa. Nella giornata di ieri il Comune di Bari ha voluto rendere omaggio ad Anna e alle altre donne vittime di femminicidio. Per ricordare Anna e la sua splendida maestria nel truccare gli attori teatrali è stata apposta una targa nei camerini del Teatro Petruzzelli. Ma non solo. Il Comune di Bari ha voluto ricordare anche Chiara Brandonisio uccisa a 34 anni, intitolandole il giardino di Ceglie Del Campo posto nelle vicinanze al luogo della tragedia. Ci sono poi due panchine colorate di rosso in Piazza Chiurlia a Bari tra le attività poste in essere che fanno parte della campagna “La violenza non è amore” che il sindaco Decaro racconta così «Vogliamo che le vittime di femminicidio e le loro famiglie siano sempre parte di questa comunità perché la loro storia e il loro dolore possano aiutare tante altre donne a trovare la forza per denunciare qualsiasi forma di abuso o sopruso. Denunciare la violenza spesso non basta se non si può contare su una rete di protezione e di aiuto che ti permetta di emanciparti da una condizione culturale, sociale ed economica, che rende le donne incapaci di ribellarsi. Per noi celebrare la giornata internazionale contro la violenza significa questo: ricordare gli episodi di femminicidio e promuovere una nuova sensibilità sulle questioni di genere, ma soprattutto lavorare per far sì che nessuna donna si senta in un vicolo cieco. Questa mappa segna l’inizio di un percorso che vorremmo fare in rete con tante realtà cittadine che già collaborano con l’assessorato al Welfare e con cui promuoveremo nuovi luoghi di ascolto e presa in carico delle vittime».


Eliminare la violenza si può, non è utopia. Ma ognuno di noi deve partire da se stesso, dai propri comportamenti. Non basta non essere violento, occorre comprendere le storie di piccole o grandi violenza che molte donne possono raccontare e battersi contro chi conosce solo il linguaggio delle botte.

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