Puglia e scuola ai tempi del Covid: il bambino sta bene, ma non può rientrare. La denuncia della mamma sulla bacheca del governatore Emiliano

Puglia e scuola ai tempi del Covid: il bambino sta bene, ma non può rientrare. La denuncia della mamma sulla bacheca del governatore Emiliano

Foto da Il Fatto Quotidiano

Di Francesca Emilio, Bari – Il bambino sta bene, ma non può tornare a scuola a causa di alcuni cavilli burocratici. E’ quanto accade in provincia di Bari, a denunciarlo è stata la mamma del piccolo di due anni e mezzo con un post pubblicato negli scorsi giorni direttamente sulla pagina del governatore Michele Emiliano.

Andiamo per gradi. A inizi settembre, il piccolo, che frequenta una scuola dell’infanzia paritaria, ha preso il suo primo raffreddore. Attesi i tre giorni, in ottemperanza a quelle che sono le norme attualmente vigenti, la mamma ha contattato la pediatra per ottenere il certificato medico. La pediatra era però in ferie, cosa che ha portato la donna a rivolgersi presso la sostituta, la quale, nonostante avesse constatato lo stato di salute del bambino e l’assenza di sintomi da Covid-19, non ha potuto rilasciare il certificato medico.

“Per lei poteva rientrare, ma l’asilo ovviamente non ci ha fatto rientrare – scrive la donna su Facebook – a questo punto ho contattato nuovamente la mia pediatra che mi ha riferito di aspettare 15 giorni dall’inizio dei sintomi e che poi mi avrebbe fatto il certificato (nel frattempo il bambino stava benissimo). Trascorsi i 15 giorni mi sono recata in studio, ma mi hanno risposto che per il certificato serviva il tampone obbligatorio (e solo quello dell’ASL, non privato) pertanto, ormai affranta, ho fatto aprire una segnalazione” – ha spiegato la donna sulla bacheca di Emiliano.

Dopo quella segnalazione, la donna non ha ricevuto nessuna chiamata utile per effettuare il tampone, motivo per cui ha ricontattato la pediatra che oltre ad informarla del fatto che avrebbe atteso invano, poiché i tamponi vengono effettuati solo in caso di sintomatologia, l’ha anche esortata ad attendere il 7 ottobre, data in cui verrà emanato un nuovo decreto. Intanto però, sono trascorsi più di ventidue giorni da quando suo figlio ha mostrato i primi sintomi di raffreddore e ha smesso, di fatto, di frequentare l’asilo.

“Ho pagato un servizio scolastico di cui non ho usufruito, sto pagando collaboratori che lavorano al posto mio, mentre io resto a casa con mio figlio che scoppia di salute, ma a cui non viene concesso il diritto di frequentare per dei cavilli! Auspico che tutto questo possa cambiare presto e che vengano prese delle misure chiare per tutelare noi e i nostri figli” – ha concluso la donna.

Una storia, quella appena descritta, che ormai sta diventando all’ordine del giorno e vede sempre più bambini e genitori negati dei propri diritti. In questo caso specifico, a pagarne le conseguenze sono il piccolo, che non può rientrare in classe vivendo quella socialità e quella normalità che già il periodo del lockdown aveva minato. A questo vanno aggiunte le problematiche che sta vivendo la mamma, costretta, ovviamente, a restare a casa con il piccolo, dovendo rinunciare al lavoro.

Vero è che il periodo attuale necessita di controlli accurati, ma è anche vero che se le questioni burocratiche fossero meno complicate, ai bambini non verrebbe negato il diritto di frequentare l’asilo o la scuola, nel momento in cui, tra l’altro, sono anche in salute e alle donne, non verrebbe negato invece, il diritto al lavoro.

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