Diritto allo sport, Pala San Pio: c’è rischio chiusura? La riflessione

Diritto allo sport, Pala San Pio: c’è rischio chiusura? La riflessione

Di Francesca Emilio, Bari – E se il palazzetto dello sport di San Pio chiudesse? Abbiamo provato ad immaginare come sarebbe quel luogo senza gli oltre trecento bambini e ragazzi, calcolando le attività di pallavolo, basket, pattinaggio e calcio. Ragazzi e bambini, che popolano ogni giorno quella struttura, privati dell’unico spazio del territorio.

Immaginate il quartiere privato di quello spazio. I sigilli al cancello e alle porte, l’erbetta rovinata, i pali arrugginiti e tutti quei colori che rimandano i pensieri ad un senso di abbandono generale.

Il silenzio si approprierebbe di un luogo costruito, ormai circa vent’anni fa, proprio con l’esigenza di popolare gli spazi di un quartiere che, se non fosse per quello, e per poche altre cose, non avrebbe nient’altro. A San Pio, in fondo, ci si va solo per poche ragioni, ma tra tutte le ragioni possibili, comprese quelle illegali, quella più bella riguarda sicuramente la possibilità di andarci per fare sport.

Eppure, questa immaginazione non è poi così tanto distante dalle possibilità reali. Le foto parlano chiaro, i fatti anche: quel palazzetto, nel giro di dieci anni, è stato lasciato in stato di abbandono. Sono state le stesse associazioni a dichiararlo più volte esortando le istituzioni a fare qualcosa di concreto. Ad oggi i fatti son questi: o si agisce subito, o il rischio è quello di dover chiudere la struttura. Una soluzione che, sia a tempo determinato, sia a tempo indeterminato, sarebbe una vera e propria condanna per il movimento sportivo del V Municipio che non ha, di fatto, altre strutture sul territorio.

“Il diritto allo sport, nel V Municipio, fa acqua da tutte le parti”. E’ l’incipit di un articolo scritto il 6 ottobre del 2019, quando, il Palazzetto dello Sport di San Pio, dopo la violenta grandinata tenutasi il 10 luglio dello stesso anno, risultava gravemente danneggiato e nessuno, proprio nessuno, era intervenuto per controllare la situazione. Dopo molte polemiche e tanti video di denuncia, finalmente, almeno una parte del tetto, era stata riparata. Le associazioni però, oltre a quel disagio, avevano denunciato, già allora, uno stato di degrado generalizzato riguardante l’unica struttura del V Municipio. Da allora è passato un anno.  A scriverlo nero su bianco fa quasi impressione, soprattutto considerando che di mezzo c’è stato un lockdown dovuto ad un’emergenza sanitaria che richiede, tra l’altro, ulteriori certezze per quanto concerne l’utilizzo delle strutture sportive.  Quello che però spaventa di più, non è il tempo trascorso, bensì l’assenza, in questo lungo lasso di tempo, di interventi utili per migliorare le condizioni dell’unica struttura del V Municipio. Facciamo un passo indietro: spulciando tra gli archivi sul web, ma anche sentendo i racconti di chi quel luogo lo frequenta da molto tempo, il palazzetto, prima di passare nelle mani della Sport&Wellness era in buone condizioni.  In sintesi, nel 2011 a loro sono state consegnate le chiavi di un palazzetto pulito e funzionante. Cosa è successo fino ad oggi? A raccontarlo non sono solo le immagini, ma anche le parole delle stesse associazioni, stanche di continuare a vedere negati i propri diritti, soprattutto per quanto riguarda le attività di bambini e ragazzi. Il palazzetto è sporco e no, non si tratta di uno sporco recente, ma di anni di accumulo di sporcizia. All’interno degli spogliatoi il tonfo è spaventoso tanto che “bisogna tapparsi il naso e fare tutto in meno di un minuto, così, per sport”, ha raccontato una ragazza. Ma non solo, senza entrare nei dettagli di tutto quello che c’è, ma non funziona, come il riscaldamento o il parquet usurato, ad aggravare la situazione vi è una gestione poco attenta ai bisogni delle associazioni. Ogni anno, hanno spiegato le stesse, fare una riunione per prendere accordi sugli orari equivale a stressarsi. La lista di cose rotte o non funzionanti potrebbe continuare all’infinito.

Ad oggi, dopo una sanificazione ottenuta dopo lunghe attese e un regolamento anti-Covid copiato e incollato da un’altra struttura completamente diversa da quella di San Pio (si, è stato fatto anche un copia e incolla errato, poiché non è stato cancellato il nome della struttura in questione), pertanto inefficace, le associazioni sono ancora in balia del nulla. Si adattano, sopravvivono, fanno da sé, in attesa che il mandato di chi ha adesso in gestione il palazzetto finisca (cosa che accadrà entro la fine di quest’anno) e la gestione passi nelle mani di qualcuno che abbia realmente a cuore le sorti del territorio e il messaggio che “lo sport è vita” e che il diritto allo stesso, non dovrebbe essere negato a nessuno, soprattutto ai più piccoli, soprattutto in un luogo in cui, fondamentalmente, non ci sono altri spazi. Bene, adesso immaginate di nuovo quel luogo privo del movimento creato da piccoli e adulti che vivono di sport: non vi viene voglia di dire anche che in fondo, saremmo tutti responsabili se accadesse una cosa del genere? Perché, anche se non lo insegnano a scuola e nessuno ricorda spesso che la “cosa pubblica” è un cosa del popolo, quello spazio appartiene ai cittadini e di conseguenza anche ai bambini, che saranno gli adulti di domani.

Resta da chiedersi però, dove fossero, in questi dieci anni, proprio coloro che avrebbero dovuto far passare questo messaggio: le istituzioni. Perché al Pala San Pio, sicuramente, tranne quando è stato fatto tanto rumore, loro non c’erano.

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