Puglia, a Lecce murale sessista ai danni dell’assessore Loredana Capone: la riflessione

Puglia, a Lecce murale sessista ai danni dell’assessore Loredana Capone: la riflessione

Di Francesca Emilio, Bari – Abbiamo parlato tante volte di arte, spiegandone l’importanza, sviscerandone i significati più intrinsechi, dedicando spazio e parole ad essa, convinti del fatto che sia un elemento essenziale nella vita dei cittadini e del fatto che non se ne parli mai abbastanza. L’arte però non è solo un elemento utile per “abbellire” strade o mura, è invece, la maggior parte delle volte, un messaggio, una rivendicazione, un modo per dire qualcosa, per denunciare quello che non va. Certo però, l’arte, così come la bellezza, è soggettiva.

Ogni persona, nel momento in cui si trova davanti ad un’opera, la percepisce in maniera diversa, a seconda del proprio vissuto, delle proprie emozioni, ma anche delle proprie sensazioni.

Un esempio concreto, anche se particolarmente discutibile, è quello accaduto a Lecce. Loredana Capone, assessore con delega all’industria turistica e culturale, del precedente mandato Emiliano, riconfermata anche per il prossimo, è diventata protagonista di un murale apparso, nello specifico, nel centro storico di Lecce. L’opera, firmata dal collettivo indipendente “1400nomi”, ritrae la Capone riprendendo lo slogan utilizzato dalla stessa durante la campagna elettorale, ovvero “La mia Puglia sei tu”.

A far discutere è il simbolo fallico utilizzato al posto della sagoma della regione Puglia, che di fatto, è lo stesso utilizzato dall’assessora in tempi di campagna elettorale, però capovolto, diventando così un organo genitale. Rimosso dopo poche ore in seguito alla denuncia dell’assessore, quel murale sta continuando a far discutere.

Che schifo. Se questa è arte o satira politica ditemelo voi. Io lo trovo un insulto sessista che offende chi, invece, della street art ne fa strumento di denuncia e poesia – ha commentato la Capone sul proprio profilo Facebook ufficiale, la quale ha proseguito – l’averlo fatto su un muro che è di tutti, poi, lo rende ancora più vile. Viva l’arte degli artisti veri. Agli altri lasciamo la barbarie dell’inciviltà“.

Ecco, tornando ai concetti espressi prima, si, indubbiamente, si tratta di una provocazione, una provocazione che di fatto è anche sessista e offensiva. Proviamo però a sviscerarla sotto forma di opera d’arte, valutandone dunque ogni prospettiva. Se da una parte infatti vi è, senza ombra di dubbio, la necessità del collettivo di lanciare un messaggio forte e chiaro, utilizzando l’arte e, in questo caso specifico, la satira, come mezzo di espressione, dall’altra vi è una donna che, con tutte le ragioni del mondo, si è sentita ferita dall’utilizzo della propria immagine in quel modo.

1400nomi è un collettivo che, come scritto sul proprio profilo ufficiale Instagram, è “indipendente, agnostico e apolitico”, non c’è dunque da aspettarsi che le loro azioni siano politicamente corrette. Loro si muovono su una linea che attacca, in maniera diretta e irriverente il potere, le loro opere lo dicono chiaramente. Questo può piacere o no, può essere compreso o meno. Ma d’altronde agli artisti non tocca mai spiegare un’opera, sta agli altri carpirne il senso.

La street art però, a nostro parere, è una questione più profonda, ed è indipendente si, ma non è agnostica e soprattutto non è apolitica. Nel senso che, la maggior parte delle volte, è interessata a quello che accade nei propri territori e proprio per questo agisce, nel tentativo di scuotere le coscienze e dare uno sguardo ampio ai cittadini su quanto accade. Viene da chiedersi dunque se il collettivo, per il solo fatto di essersi messo in gioco, probabilmente, non abbia voluto celare un messaggio di una Puglia che non va e di una politica che, di qualsiasi colore sia, è sempre distante dalle necessità dei cittadini.

Probabilmente, se questo era il reale intento, lo hanno fatto nel modo sbagliato. Un occhio attento potrebbe anche elogiare la scelta stilistica e il capovolgimento di un solo dettaglio che, quasi vuole dire a chi guarda, di leggere meglio oltre le trame narrate dalle istituzioni, perché basta voltare una carta o, nello specifico, informarsi, per rendersi conto che spesso il potere è nelle mani di chi non ha realmente a cuore il bene dei cittadini. Una scelta, quella del capovolgimento dell’immagine, che rimanda indubbiamente alle molte critiche mosse nei confronti del Partito Democratico, accusato, in seguito a diverse scelte, di essersi “capovolto” e di essersi trasformato in un partito molto somigliante a quelli rivali. Sempre ammesso e concesso che fosse esattamente questo l’intento degli artisti – e noi ce lo auguriamo, perché fare arte è una cosa seria. Uno degli intenti però è stato sicuramente raggiunto: se ne sta parlando e ci si sta ponendo domande su vari argomenti.

Basta scorrere i commenti sulla bacheca dell’assessore per tuffarsi in una mole di domande che rimandano a quesiti interessanti, tra questi cosa è l’arte? cosa siamo diventati? quanta strada devono fare ancora gli uomini per liberarsi dal fardello della misoginia? E così via.

Di fatto, come per ogni cosa, esistono tanti modi per dire qualcosa. E, sicuramente, l’immagine in questione, ha lasciato il segno soprattutto per il suo essere volgare, sessista e offensiva, tanto da non poter essere considerata neanche un’opera d’arte.

Come scrivevamo in un pezzo pubblicato poche settimane fa in merito ad un’altra opera, “si potrebbe sviscerare per ore il termine sentire collegato a quello dell’arte visiva. Guardare un’opera d’arte non è solo saperla osservare con gli occhi, ma è, indubbiamente saperla sentire, emozionarsi con le immagini, viaggiare nelle dimensioni dell’artista e connetterle alle proprie”. In questo caso, indubbiamente, la prima emozione è quella della rabbia e soprattutto dell’assenza di poesia. Poi però, sviscerandone il senso, resta l’idea di un gruppo di giovani che, indubbiamente, sebbene, come già detto, in maniera discutibile, ha voluto dire qualcosa.

Il problema principale non sta allora tanto nell’immagine o nel messaggio, ma nel fatto che, in ogni caso, la libertà di uno finisce dove comincia quella dell’altro e in questo caso specifico, è stato oltrepassato un limite, quello di voler dire a tutti i costi qualcosa, a discapito di un altro, in questo caso una donna, dimenticando che, al di là di ogni necessità personale, deve sempre esserci quella di rispettare gli altri esseri umani.

Avrebbe fatto lo stesso rumore se l’immagine in questione fosse stata di una donna priva di un ruolo importante come quello di assessore? O addirittura, di un uomo? Non lo sappiamo, di fatto però, l’arte, nel senso etimologico del termine, ha il ruolo di mettere in moto, “muoversi verso”. Se ci si è posti delle domande, vuol dire che, in qualche modo, quell’immagine ha funzionato. Ora non resta che sviscerare il resto per muoversi verso le proprie opinioni e imparare ad averne per non lasciare che gli spazi in cui viviamo siano adornati di “brutto” e che di arte capace di scuotere le coscienze e piena di poesia, si riempiano invece le nostre strade.

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