“Il tuo balcone è il mio paesaggio” da sabato in mostra a Noicattaro le foto scattate dai balconi durante il lockdown

“Il tuo balcone è il mio paesaggio” da sabato in mostra a Noicattaro le foto scattate dai balconi durante il lockdown

Di Daniele De Bartolo, Bari – C’è un film di Alfred Hitchcock del 1954 che si chiama La finestra sul cortile. Racconta una storia che parte da un pretesto semplice ovvero un fotoreporter che si frattura una gamba e deve per forza rimanere chiuso nella propria stanza senza poter muoversi. All’inizio si annoia, sbuffa, non sa che fare, si sente inutile. Poi piano piano capisce che può essere un fotoreporter anche rimanendo nella sua stanza guardando e fotografando quello che vede dalla finestra. Se ci pensiamo bene un po’ tutti ci siamo sentiti come il protagonista del film di Hitchcock quando, per motivi sanitari, ci hanno imposto di mettere in pausa la nostra vita e restare in casa. E mi è tornato in mente il film “La finestra sul cortile” anche quando ho saputo della mostra organizzata da Visit Noicattaro in collaborazione con l’università della terza età. Ma facciamo un passo indietro. Il progetto Visit Noicàttaro è nato nell’ambito del Corso di Fotografia della Lute Noicattaro. Durante il corso i partecipanti portavano avanti un progetto fotografico ispirato a “il territorio”, il tema scelto come indirizzo per l’a.a 2019/2020 della LUTE. Il corso prevedeva il girare per le strade della città e cercare posti belli da fotografare. In questo i corsisti hanno avuto la piena collaborazione di tutta la cittadinanza che, dopo un momento di stupore, ha dato pieno supporto all’iniziativa mostrando una gran voglia di far conoscere quello che vedevano.


Il progetto sembrava arenarsi quando il lockdown ha costretto tutti a casa. Però a volte da grandi ostacoli danno il via a nuove strade e nuovi progetti magari più belli e più particolari di quello che avevi in mente all’inizio. Quindi il progetto diventa una call aperta a tutti i cittadini di Noicattaro dal titolo “il tuo balcone è il mio paesaggio” in cui chiunque poteva fotografare ciò che vedeva dal proprio balcone e condividerlo su instagram. Del resto anche la prima foto della storia è stata scattata dal balcone di un abitazione. Parliamo della Maison Du Gras di Niépce del 1827. Le foto arrivate in quei giorni adesso fanno parte di una mostra che verrà inaugurata sabato 26 settembre e che continuerà fino al 10 ottobre. Per saperne di più abbiamo rivolto alcune domande ad Anna Maria De Marzo docente di fotografia del corso della Lute e curatrice della mostra.


C’è qualcosa di nuovo che ha scoperto guardando queste foto?


Decisamente si! Ci sono luoghi del paese fotografati da prospettive inedite e altrimenti inaccessibili alla collettività. Siamo abituati ad osservare le strade attraversandole dall’interno, quindi a livello della strada. La posizione di chi fotografa per #visitnoicattaro, invece è dall’interno dal balcone, da un livello rialzato rispetto alla strada, cosa che permette una visione più generale del territorio. Ho personalmente adorato le prospettive su piazza Vittorio Emanuele e una prospettiva notturna sulla chiesa del Carmine, non le avrei mai potute osservare se non ci fosse stato questo progetto.


Secondo lei queste foto sono servite a mostrare quanto è bella Noicàttaro o offrono uno scorcio troppo particolare che dice qualcosa solo a chi conosce quei posti?


Queste immagini più che raccontare dei luoghi parlano dell’assenza del luogo e, allo stesso tempo, della vita che scorre intorno a questa assenza. La serie fotografica è fatta di paesaggi da cui l’osservatore, la persona che fotografa, è esclusa dal contesto a causa del lockdown. Non può entrare nel paesaggio, può solo osservarlo e sentirne la mancanza. Il tema del progetto è proprio questa separazione ma non solo. Le fotografie nel loro complesso sono una narrazione collettiva del periodo storico, riassumono alla perfezione tutti i momenti chiave della pandemia: dalle strade deserte, ai concerti sui balconi, dalle giornate di neve improvvisa alla luna gigante; poi è arrivata la pasqua, il primo maggio, ci sono le bandiere dell’Italia e i cartelloni disegnati dai bambini. Ma per quanto nasca da una realtà periferica, quella di Noicàttaro, la serie ha potere di ergersi a discorso generale e riuscire a comunicare lo spirito del periodo a tutti. Sono convinta che tra qualche anno queste foto saranno un potente stimolo per i nostri ricordi collettivi.

Fotografare quello che vedi dalla finestra significa guardarlo con occhi nuovi?


Forse il gesto del fotografare è oggi sottovalutato: le immagini sono immediatamente disponibili, scattiamo e cancelliamo immagini con una facilità sorprendente e in una sola giornata abbiamo visto più immagini di quante ne abbiano viste i nostri nonni nella loro intera vita. Perchè una singola immagine dal nostro balcone dovrebbe cambiare la mia percezione del paesaggio? Penso che la risposta sia nel processo. Innanzitutto è una questione di tempo: abbiamo chiesto ai nostri concittadini di affacciarsi al balcone, di guardare il paesaggio, di fotografarlo e condividerlo. La nostra, quindi, è stata in primo luogo la richiesta di dedicare un momento al territorio, alla sua osservazione. Non è scontato. Nel progetto ci sono luoghi fotografati dalla stessa persona in giornate differenti, è una cosa che ho adorato, perché significa che si è andati alla ricerca del momento giusto per scattare la foto e che la domanda iniziale ha attivato una ricerca, una osservazione continua verso il proprio orizzonte. Osservare è già gesto di riscrittura del paesaggio, un atto di amore che ha di per se un valore assoluto. Una piccola rivoluzione. Poi il discorso si amplia con l’idea della mostra: una immagine finché è digitale non ha una sua fisicità quindi non è ancora fotografia. In questo senso, la mostra porta il discorso ad un livello superiore. A queste immagini noi stiamo dando un corpo e un luogo. Le stiamo fermando su di un foglio e mettendole a disposizione di tutti in Biblioteca Comunale “G. Di Vittorio” di Noicàttaro, la scelta non è casuale. La biblioteca vuole radicarsi nel territorio e creare quel senso di appartenenza nella comunità favorendo esperienze collettive che sottolineano il suo essere luogo pubblico, partecipato, inclusivo e vivo. Presentando la mostra la biblioteca si realizza in quanto “piazza del sapere”, mentre il progetto trova un ambiente stimolante che è origine, per sua stessa natura, di confronti, dibatti e cultura. E’ da questa performance e dall’incontro che nascono punti di vista nuovi e nuove riscritture del paesaggio.


Ci sono state foto che hanno come soggetto il brutto, il degrado?


Abbiamo intitolato il progetto “Il tuo balcone è il mio paesaggio”, questo ha condizionato la tipologia di foto. Nel complesso emerge una genuina voglia di condividere gli aspetti migliori del territorio. Osservando le immagini si può notare che anche laddove il panorama o gli edifici sono meno interessanti, l’utente si concentra sul cielo, sul tramonto o semplicemente sui fiori o gli alberi. Quindi anche laddove il contesto può essere considerato poco gradevole, la visione è verso la bellezza. In questo caso il brutto lascia spazio alla ricerca di bello quindi no, non c’è degrado nelle immagini perchè non c’è l’intenzione di cercarlo.

Se non ci fosse stato il lockdown, le sarebbe venuto in mente di far fotografare ciò che si vede dal balcone?


E’ curioso come gli ostacoli possano essere dei veri e propri input creativi. Io direi che il lockdown non solo ci ha ispirati ma è stato il vero motore del progetto… e trovo che questo sia veramente affascinante. Prima della pandemia, con il corso di fotografia della LUTE, lavoravamo su una serie fotografica sul territorio: passeggiavamo per il paese per osservarlo con un sguardo nuovo e farci sorprendere dai suoi scorci inediti, quelli che sfuggono con la frenesia quotidiana. Il progetto è stato bruscamente interrotto dal lockdown ma a noi non andava di restare fermi, così abbiamo pensato: “se non possiamo andare noi a Noicàttaro, sarà il paese a venire da noi!”. E’ nata così l’idea di lanciare una call collettiva tramite i canali social di #visitnoicattaro. Potevamo ancora fotografare il paese, ma avevamo solo bisogno dell’aiuto della comunità. Senza il lockdown l’esigenza di chiedere aiuto ai cittadini di Noicàttaro non sarebbe emersa e quindi il progetto oggi avrebbe una forma diversa. Questa è stata una bellissima opportunità per attivare un discorso sul concetto del paesaggio: a chi appartiene? Chi fa il paesaggio? Da quale prospettiva? E poi giungere alla conclusione che il paesaggio non appartiene a nessuno: non è mio, non è tuo, non è suo ma è il risultato delle azioni di tutti.

La mostra sarà visitabile su prenotazione nei giorni di apertura della biblioteca comunale G. Di Vittorio: da lunedì a venerdì: 9.00-13.00 | da martedì a giovedì: 16.00-18.00

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