Referendum costituzionale: si vota domenica 20 e lunedì 21 settembre

Referendum costituzionale: si vota domenica 20 e lunedì 21 settembre

Di Rogero Paci, Bari – Domenica 20 e lunedì 21 settembre si voterà, oltre che per il rinnovo di 7 consigli regionali (Valle D’Aosta, Liguria, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia) e di oltre 1000 consigli comunali in tutta Italia, per il referendum confermativo sul taglio del numero dei Parlamentari. Si sarebbe dovuto votare questa primavera ma poi è sopravvenuta l’emergenza Covid 19 ed è stato tutto rinviato. Il quesito del referendum chiede se si è d’accordo a confermare il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” così come approvato dal Parlamento lo scorso anno. In pratica, se si vota SI si vota per la conferma della riforma votata dal Parlamento. Il numero dei deputati passerebbe così da 628 a 400, mentre il numero dei Senatori passerebbe da 314 a 200. Se si vota NO, si vota per lasciare inalterato il numero dei Deputati e dei Senatori. Il referendum chiede quindi la conferma di una riduzione del 36,5% del numero dei parlamentari. Non è necessario il raggiungimento di nessun quorum per questo referendum.

I promotori del SI (quasi tutti i partiti presenti in Parlamento, eccetto Leu e + Europa, partiti minori, non a caso) sostengono che la riforma servirebbe a ridurre i costi della politica (argomento tanto caro ai sostenitori dell’antipolitica) e a rendere più rapidi i lavori del Parlamento. I promotori del NO sostengono al contrario che la riforma sarebbe un taglio della democrazia e della rappresentanza.

Certo, vero è che effettivamente il taglio dei parlamentari rappresenterebbe in effetti un risparmio in termini di costi della politica. Ma siamo davvero convinti di voler avere un caffè in più al bar al giorno per rinunciare ad una più numerosa rappresentanza? A tanto equivarrebbe infatti il risparmio, 25 milioni di euro all’anno. Se si vedono poi i dati della rappresentanza territoriale, si vede come il taglio sarà in media del 36,5%, ma con punte del 57% in Basilicata e del 40% in Calabria, in contrasto con l’art.5 della Costituzione già bistrattato dalla proposta di Autonomia differenziata. Un ulteriore taglio alla rappresentanza territoriale era stato già poi effettuato con l’eliminazione delle province. Il Movimento 5 Stelle qualche anno fa era contrario alla riduzione del numero dei parlamentari e insisteva sulla riduzione degli stipendi dei parlamentari, che avrebbe portato ben altri risparmi per le casse dei contribuenti. Ora di quella riforma non vi è più traccia. Il Pd, sulla carta più attento al rispetto delle minoranze, ha votato Sì alla riforma lo scorso anno e sostiene l’alleato di governo nella campagna referendaria per il SI. Evidenti sarebbero quindi le conseguenze di una vittoria del No sulla tenuta del governo giallorosso. Oltre al taglio del numero dei parlamentari, il Pd propone il superamento del bicameralismo paritario, riforma che non è oggetto del quesito referendario ma che è un cavallo di battaglia del Pd renziano (d’accordo sarebbe infatti Italia Viva). Certo, se al taglio del numero dei parlamentari si aggiungesse il superamento del bicameralismo perfetto, con una sola camera a votare la fiducia al Governo, i numeri della rappresentanza si ridurrebbero drasticamente.

I promotori del SI sostengono infine che con la riduzione del numero dei parlamentari allinerebbe il numero dei parlamentari italiani a quello degli altri paesi europei e degli Stati Uniti. Vero anche questo, ma il confronto con questi Paesi non può non tener conto del fatto che esistono paesi, come gli Stati Uniti e la Germania, che sono stati federali, con rappresentanze territoriali molto forti.

È una riforma, quella che siamo chiamati a confermare o ad abrogare domenica 20 e lunedì 21 settembre p.v., che presenta in sé molte contraddizioni, come si è visto. Siamo davvero convinti che la democrazia non sia un costo da sostenere, bensì da abbattere?

COMMENTS (1)

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    Giuseppe Loiacono 12 Settembre 2020

    Ritengo che la maggior parte dei cittadini non abbia la capacità di arrivare a prendere una decisione. Rischiamo quindi di affidare il problema a degli incompetenti. Mi sembra un referendum inutile e forse anche dannoso. A mio parere, non andava fatto.