Riaperte le saracinesche dello store barese di H&M. Quale futuro per gli altri lavoratori a rischio?

Riaperte le saracinesche dello store barese di H&M. Quale futuro per gli altri lavoratori a rischio?

Foto de la Gazzetta del Mezzogiorno

Di Francesca Emilio, Bari – Andrà davvero tutto bene? E’ il titolo di un articolo pubblicato lo scorso primo maggio sul nostro blog all’interno del quale raccontavamo quanto fosse utopistica la favola dell’arcobaleno e della speranza che tutto potesse realmente andare per il meglio. L’articolo riguardava nello specifico la notizia della chiusura del punto vendita H&M di Bari. 50 lavoratori si erano svegliati, pochi giorni prima, ricevendo una notizia tutt’altro che positiva in un periodo, quello del lockdown, che già di per sé non lasciava presagire per il meglio. Oggi, per fortuna, quella brutta notizia è solo un ricordo lontano. Proprio questa mattina infatti il punto vendita situato in via Sparano ha riaperto le saracinesche. Un momento importante e pieno di gioia per i lavoratori fino a poco tempo prima a rischio che hanno festeggiato ritrovando quella leggerezza perduta durante i mesi in cui la pandemia, assieme all’ombra prepotente del rischio di perdere tutto, anche il proprio posto di lavoro e la possibilità dunque di sostentare le proprie famiglie, incombevano con prepotenza. Anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro, ha presenziato all’apertura dello store barese andando ad abbracciare, simbolicamente, i dipendenti e potendo finalmente rivedere sui loro volti i sorrisi fino a poco tempo prima perduti. Quella di oggi è una buona notizia, una notizia per la quale tutti dovremmo festeggiare, perché la battaglia civile portata avanti dai 50 lavoratori del brand svedese è una battaglia che riguarda moltissimi lavoratori. La vittoria di uno è la vittoria di tutti e dovrebbe spingere in molti a ricordarsi che è giusto lottare per i propri diritti, ma sarebbe anche ora di ottenere risultati, di smettere di lottare per qualcosa che dovrebbe essere garantito di diritto. La realtà attuale, lo sappiamo bene, purtroppo è ben diversa da quella che ci raccontano quando siamo bambini, quando crediamo che tutto sia possibile. Il mondo del lavoro è una complessa rete di trame fitte, spesso pregne di ingiustizie e diritti violati. Quando si è piccoli si sogna ad occhi aperti, ed è giusto che sia così. Si sogna di voler fare un lavoro piuttosto che un altro senza sapere che in Italia, al sud soprattutto, fare il lavoro dei propri sogni costa caro, anzi, a volte non ci si può neanche permettere di farlo. Diritti e lavoro sono due parole necessarie per la vita di un essere umano che voglia sentirsi parte di una comunità. Nel nostro paese però, sono come binari paralleli: non si incontrano mai. Certo, non si tratta di tutte le categorie, ma con l’emergenza sanitaria tante, troppe sono le questioni emerse che restano ancora nel dimenticatoio. Molte devono ancora essere sviscerate e guardate attraverso prospettive che mettano in evidenza la necessità di cambiare radicalmente il sistema rendendo finalmente attuabili i principi per i quali l’Italia è ( beh, dovrebbe essere) una Repubblica fondata sul lavoro e tutti sono (attualmente dovrebbero essere) eguali dinanzi alla legge, avendo diritto, senza alcuna discriminazione ad una eguale tutela da parte della legge. Se si pensa ai diversi settori lavorativi, sono ancora troppe le persone costrette a lavorare in nero, sono ancora di più quelle che un lavoro lo hanno perso, o che vengono costantemente sottopagate, private di dignità, oltre che diritti. Sono troppe quelle che prima di poter realmente iniziare la propria carriera devono ancora “fare esperienza” passando anni a lottare per sopravvivere, senza potersi costruire realmente una vita, con un contratto regolarizzato che permetta di esistere per il sistema, ma anche di “sistemarsi”. Quegli uomini e quelle donne di oggi spesso sono bambini che si sono adeguati. Un bambino, così come donne e uomini, non dovrebbero mai adeguarsi abbandonando troppo presto il sogno di poter essere musicisti, artisti, allenatori, insegnanti, grafici, giudici e tanto altro ancora, dovendo cercare un lavoro, uno qualsiasi per sopravvivere, piuttosto che il lavoro, quello dei propri sogni, o meglio, parlando in termini più realistici, quello giusto per le proprie capacità e per le proprie volontà. Il sistema attuale è un sistema corroso alle radici, per questo è opportuno gioire per gli altri quando ottengono una vittoria, ma anche continuare a chiedersi se sul serio andrà tutto bene o meno, perché attualmente il terreno sotto i piedi di un qualsiasi lavoratore precario o “inesistente” per il sistema, potrebbe continuare a cedere ed è opportuno non abbassare la guardia.

COMMENTS