In Puglia aumentano i nuovi poveri, l’allarme di Coldiretti

In Puglia aumentano i nuovi poveri, l’allarme di Coldiretti

Foto di Repubblica Bari

Di Francesca Emilio, Bari – Riparte l’Italia, ripartono le Regioni e tornano a farsi sentire, ancora più forti, le problematiche legate a tematiche sociali che, al contrario del paese, non sono mai rimaste sospese o andate in lockdown. E’ il caso della regione Puglia, in cui, stando a quanto emerso da un’analisi effettuata da Coldiretti, il numero “nuovi” poveri è salito di oltre il 40%.  L’effetto della crisi economica e sociale, causata dall’emergenza sanitaria e dalle inevitabili conseguenze che ne sono scaturite, quasi come effetto domino, non ha risparmiato nessuno, contribuendo ad incrementare un dato che già prima del lockdown risultava allarmante. “Una nuova fetta rilevante della popolazione – hanno commentato i vertici di Coldiretti – si aggiunge alle 180mila persone che in Puglia lo scorso anno hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead. Fra i nuovi poveri ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie, Presso i centri di distribuzione dei pacchi alimentari e alle mense della solidarietà, si presentano persone e famiglie che mai prima d’ora avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche e ai centralini arrivano decine di telefonate al giorno con richieste di aiuto perché padri e madri non sanno come sfamare i figli e si vergognano di trovarsi per la prima volta in questo tipo di difficoltà”. Sono molti i cittadini che durante questo periodo di fermo obbligatorio hanno dovuto fare i conti con diverse questioni: perdita di lavoro, stipendio ridotto, assenza di tutela e diritti negati. Gli esempi potrebbero essere una miriade. Quel 40% infatti, segna un aumento, delle realtà che già molti cittadini erano costretti a vivere. E’ il caso, per esempio, dei lavoratori del settore dello spettacolo e della cultura, per i quali non esiste, di fatto, una regolarizzazione della figura lavorativa che permetta di ottenere sempre, quelle tutele utili per contribuire all’economia del paese, ma anche per poter vivere dignitosamente e non dover arrancare nuotando costantemente nell’incertezza del presente e del futuro. Gli stessi, domani scenderanno in piazza anche a Bari per rivendicare i propri diritti. Ma è solo un esempio, perché in Italia la condizione lavorativa di molte categorie era già precaria da tempo, la pandemia ha forse – unico lato positivo – messo in evidenza le problematiche facendo tornare a galla tutte quelle dinamiche che si svolgono nel sottosuolo. Nonostante siano tante le associazioni che hanno donato il proprio tempo offrendo supporto attraverso diverse modalità di donazioni, il problema resta e, inevitabilmente, si rifletterà ben presto sul futuro andando pian piano ad intaccare tutte le diramazioni che riguardano la questione. Quante persone e categorie di lavoratori resteranno ancora ai margini? Quante questioni resteranno ancora irrisolte o sospese? Con l’emergenza sanitaria non si poteva certo sperare che nulla cambiasse. In molti speravano che il cambiamento avvenisse in positivo, la verità però è che quando le radici sono marce è necessario estirparle prima che marcisca anche tutto il resto. Quel 40% è esattamente questo, una conseguenza di moltissimi anni di incuria nei confronti delle tante problematiche sociali del paese e della regione.

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