Puglia, violenza domestica: la frase in codice per chiedere aiuto anche in farmacia

Puglia, violenza domestica: la frase in codice per chiedere aiuto anche in farmacia

Di Francesca Emilio, Bari –  La fase 2 è iniziata ormai da tre giorni, rimettendo in moto moltissime persone. Le strade, si stanno lentamente popolando di gente, qualcuno è preoccupato, qualcuno meno. Sicuramente però, mentre alcuni occhi celano paure, altri sorridono, felici di poter lasciare al sole e al vento la libertà di accarezzare loro nuovamente il viso. Mentre ci si accinge lentamente a ritrovare una normalità che tale ancora non è, essendo solo in una fase di leggero allentamento delle norme in vigore fino a poco tempo fa (nonostante l’idea comune sia ormai quella di una riconquistata libertà), ci sono cose che non sono mai cambiate, anzi, non si sono mai fermate, nemmeno nei momenti più duri. Parliamo della violenza domestica, fenomeno che, neanche la preoccupazione per la pandemia ha arrestato, anzi. Tra il 2 marzo e il 5 aprile, nel pieno dell’emergenza sanitaria, le richieste d’aiuto effettuate ai centri antiviolenza sono aumentate in maniera esponenziale. I dati parlano chiaro e narrano trame che si snodano nel sottosuolo delle parole non scritte e non dette: 2.867 i casi segnalati nel dettaglio, 1224 in più, paragonati alla media mensile registrata nel 2018 negli oltre 80 centri sparsi per l’Italia (si tratta nello specifico del 75% in più rispetto all’anno precedente). Il fenomeno diventa ancora più grave se si considera che, per 806 dei casi appena citati, si è trattato della prima richiesta d’aiuto, a dimostrazione del fatto che per molte donne l’esilio forzato non è stato facile, poiché costrette a condividere per molto più tempo gli spazi con i propri compagni violenti. Sono molte le associazioni che, durante questi due mesi, hanno sensibilizzato il tema nel tentativo di portarlo sotto i riflettori evidenziando una realtà tangibile da molto tempo, ma sicuramente amplificata dall’emergenza. Per molte donne però non è sempre facile denunciare una violenza, le ragioni per cui questo accade sono molteplici. Alcune donne spesso non riconoscono neanche la violenza come tale o, in alcuni casi, si sentono responsabili di quello che potrebbe accadere ai propri figli se dovesse venire a mancare la  figura paterna e con essa tutte quelle questioni legate alla cultura patriarcale che influiscono ancora moltissimo su alcune decisioni, soprattutto considerando che l’emancipazione della donna esiste come ideologia, ma non è ancora ben radicata nella cultura odierna. Molte donne inoltre, non denunciano perché non saprebbero come mantenere i figli, ma soprattutto, la società odierna, ha ancora molti attriti nell’offrire supporti in termini di servizi, sia sociali, sia economici.

Ma la violenza non va giustificata in alcun caso, in nessun modo e in alcun contesto e soprattutto, va denunciata, perché vivere e crescere in un contesto violento non è giusto e non fa bene né alle donne, né ai figli delle stesse. Il lato positivo della pandemia è che si è tornato a parlare di questo fenomeno, rendendo possibile attuare piani di sostegno fruibili per le donne vittime di violenza, tra questi la possibilità di richiedere presso le farmacie “la mascherina 1522” – che ricordiamo, è anche il numero antiviolenza e anti stalking attivo del Governo. Con la frase in codice “vorrei una mascherina 1522”, le donne vittima di violenza domestica potranno denunciare gli abusi subiti, al farmacista spetterà il compito di attivarsi nel più breve tempo possibile per fornire aiuto alla vittima. Il numero può anche essere utilizzato direttamente dal proprio smartphone, sia tramite telefonata, sia scaricando l’applicazione che permette di chattare in sicurezza con un’operatrice #liberapuoi.  Sono moltissime le farmacie pugliesi che hanno aderito all’iniziativa rendendosi così disponibili ad offrire supporto immediato alle donne vittima di violenza. Non c’è nessuna giustificazione che regga di fronte ad un atto violento nei confronti di qualsiasi essere umano. In tutti casi la violenza va fermata. Questo richiede un atto di coraggio, un passo importantissimo che non tutti riescono a compiere ma che, sicuramente, attraverso la sensibilizzazione ad una cultura diversa, che sia contraria ad ogni forma di violenza, e il supporto delle istituzioni con metodologie di denuncia più immediate o  anche attraverso un cambiamento radicale dei messaggi che spesso passano su reti pubbliche e non solo, diverrà strada comune da percorrere assieme verso un futuro che renda possibili realmente le pari opportunità.

COMMENTS