Coronavirus: “la solidarietà come antivirus”, l’iniziativa dei volontari dell’Ex Caserma Liberata

Coronavirus: “la solidarietà come antivirus”, l’iniziativa dei volontari dell’Ex Caserma Liberata

Di Francesca Emilio, Bari – “La solidarietà è un’arma, la solidarietà è un antivirus, usiamola”: è con queste parole che i ragazzi dell’Ex Caserma Liberata presentano la loro iniziativa “Spaccio alimentare solidale” che, ormai da una settimana, si tiene ogni venerdì e sabato in via Giulio Petroni 8c ed offre l’opportunità, a chi ne ha possibilità di donare beni di prima necessità e a chi non ne ha, di prendere ciò di cui ha bisogno in questo momento di emergenza. I ragazzi, impegnati da molto tempo all’interno degli spazi dell’Ex Caserma Rossani, che mantengono vivi attraverso iniziative socioculturali, orto sociale, corsi di danza, teatro e tanto altro ancora, hanno pensato a quelle domande che, inevitabilmente, molti cittadini si stanno ponendo in questo momento storico: non ho da mangiare, che faccio? Non posso uscire di casa, che faccio? Le risposte le hanno proposte loro offrendo il proprio tempo per potersi rendere utili nei confronti degli altri, soprattutto nei confronti delle fasce più deboli, maggiormente colpite da questa emergenza. Ogni venerdì e sabato è infatti possibile trovare di fronte ai cancelli dell’Ex Caserma uno spaccio gratuito di alimenti e beni di prima necessità al quale tutti possono contribuire, basta portare infatti direttamente lì quanto si ha voglia di donare o contattare i ragazzi sia qualora si avesse voglia di partecipare in prima persona all’iniziativa, sia per ricevere informazioni in merito. Ma non solo, visto il periodo e la necessità di restare a casa, i ragazzi si sono attivati per fare in modo di poter portare anche la spesa a casa di tutti i cittadini che vivono nelle zone di Carrassi, San Pasquale e Picone.

“Non è stato difficile capire da dove iniziare. Ci siamo guardat* attorno, abbiamo guardato a noi stessi e le necessità sono risultate le stesse: mangiare, proteggersi, risparmiare per i “beni di lusso” (pannolini, assorbenti), sperare in un sussidio istituzionale, perché un sacco di gente ha perso il lavoro in questa emergenza o già prima non lo aveva, oppure lavorava in nero o con contratti senza garanzie. E così, dall’embrione di un metodo sperimentato in questi anni di autogestione in Ex Caserma Liberata, cioè il recupero del cibo invenduto dai mercati, abbiamo messo su iniziative solidali come il recupero, il punto di raccolta e la raccolta fondi. Il recupero è fatto non solo al mercato vicino, ma nei mercati generali, nei supermercati e anche le singole persone contribuiscono. Se prima preparavamo cene sociali che servivano per i benefit organizzati negli spazi di Ex Caserma Liberata, ora distribuiamo direttamente ciò che recuperiamo a chi ce lo chiede. Così è nato lo Spaccio Solidale dove si dona e, ovviamente, si prende gratuitamente ciò che più è conforme alle esigenze della persona o della famiglia, a seconda di ciò che c’è sul banchetto” – hanno commentato i ragazzi.  

E’ un periodo difficile, questo lo sappiamo, forse non facciamo altro che ripeterlo perché in fondo molte persone, ora come ora, sono sulla stessa barca, una barca che per molti anni, ha navigato senza poter avere la certezza di un porto sicuro o delle fondamenta solide su cui poter costruire i passi della propria rotta. Si, è una metafora, forse la prende un po’ alla lontana, ma è bello credere che in fondo, così come scrivono anche i volontari sul proprio blog “sim tutt poveridd, biang gnor giall e vird”. In poche parole siamo tutti uguali, anzi, meglio dire, siamo tutti esseri umani, nessuno escluso, soprattutto quando si tratta di diritti violati. Gli italiani si stanno interfacciando ora con una realtà dura da digerire. Le certezze però se le devono costruire restando a casa, salvaguardando sé stessi e gli altri, facendo i conti con il proprio io e con le proprie “sicurezze” crollate: diritti negati e assenza di lavoro. Sono moltissimi i cittadini, pugliesi inclusi, che ormai da più di un mese, fanno fatica ad andare avanti non avendo neanche l’opportunità di poter fare la spesa o comprare beni di prima necessità. Non è una crisi dettata solo dall’emergenza, è invece, indubbiamente, la scia di politiche sociali che hanno messo troppo spesso in secondo piano i diritti dei lavoratori e delle persone in generale. Per fortuna però, nel mezzo delle rotte oscure, ci sono spiragli di luce che, seppur non facciano dimenticare le consapevolezze in merito a quello che non va, amplificano tutte le strade ancora possibili: quelle che permettono di non sentirsi esclusi e oppressi da un sistema che divide ancora in categorie i cittadini e spesso, ne dimentica alcune.

“Cerchiamo di garantire a chiunque lo chieda un pasto o due e una o più mascherine, anche autoprodotte con materiali sterili e lavabili, data la scandalosa insufficienza di forniture a livello statale, prima ancora che regionale o comunale, ed il business che se ne sta facendo. I primi due appuntamenti di venerdì e sabato scorsi sono andati molto bene, in tant* sono venut* a prendere e tant* a portare, tutt* abbiamo avuto dimostrazione di grande sostegno, che è la cosa più importante di questi tempi e sempre. La solidarietà mostra la sua potenza nel contrasto al privilegio di classe e all’egoismo sociale. Dalle nostre esigenze e da quelle di chi ci sta intorno siamo partit* per iniziare ad agire per soddisfare i bisogni di chi non vede riconosciuti i propri diritti. L’entusiasmo delle persone nel portare, ognuno secondo le proprie possibilità, una spesa da donare ci ha permesso di triplicare i pacchi che avevamo fatto all’inizio. Nonostante la buona risposta del quartiere in questa prima settimana, sappiamo bene che non può durare all’infinito: i paradigmi della nostra società non sono pensati per chi arranca, e nemmeno vogliamo arrancare. Non basta dare pasta e sugo a tutti. Cercheremo di portare il progetto avanti creando una rete di solidarietà sempre più allargata, poiché l’emergenza esiste sin da prima del coronavirus. Per noi partire con questo progetto significa dare una risposta politica anche nel pratico. La politica è personale e questo per noi è un atto politico nei confronti della città di Bari” – hanno concluso i volontari.

Per avere maggiori informazioni in merito all’iniziativa, oltre alla possibilità di affacciarsi direttamente sui cancelli dell’Ex Caserma Rossani, è possibile restare informati attraverso il blog spacciosolidale.blogspot.com, la pagina Facebook o contattando il numero telefonico +39 351 2767499. Inoltre, è possibile sostenere economicamente l’iniziativa con i crowfounding visitando la pagina buonacausa.org/cause/spaccioalimentaresolidalebari o diventando direttamente volontari e collaborando facendo presenti le proprie necessità o di qualcuno di propria conoscenza. Il tutto, va specificato, avviene in totale sicurezza. Gli stessi volontari hanno infatti sottolineato l’importanza di contenere il contagio e partecipano agli incontri muniti di doppi guanti e mascherina mantenendo la distanza minima di almeno un metro per la propria e l’altrui salute. Gli appuntamenti, ricordiamo, sono ogni venerdì e sabato dalle 11 alle 13 e sabato pomeriggio dalle 15 alle 17 in via Giulio Petroni 8c presso l’Ex Caserma Liberata.

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