Il libro “Su questa pietra” di Sergio Ramazzotti vince la quarta edizione del premio Presidi del Libro Alessandro Leogrande

Il libro “Su questa pietra” di Sergio Ramazzotti vince la quarta edizione del premio Presidi del Libro Alessandro Leogrande

di Daniele De Bartolo, Bari – Comincia un nuovo mese, ma non cambia nulla. Non cambia l’imperativo che ci viene declamato da tutti di restare a casa nella speranza che il contagio diminuisca. Non cambia nemmeno la nostra scelta di parlare solo di notizie positive. E allora ecco, oggi voglio raccontarvi di un premio letterario dedicato ad Alessandro Leogrande organizzato dai Presidi del Libro che in questi giorni ha proclamato il suo vincitore. Il premio letteratrio, giunto quest’anno alla quarta edizione, nasce dall’associzione pugliese Presidi del Libro fondata nel 2001 grazie al coinvolgimento di diverse case editrici pugliesi e che conta oltre 60 gruppi di lettura e un numero di almeno 100 comuni pugliesi coinvolti. L’associazione, che vede dalla sua fondazione la collaborazione della Regione Puglia e del suo assessorato alla cultura, si è spesa in questi anni in tantissime iniziative a favore della lettura e della promozione della cultura attraverso i libri. Tra le iniziative c’è appunto il premio al miglior libro, premio che è intitolato dalla seconda edizione in memoria di Alessandro Leogrande il grandissimo scrittore e giornalista tarantino scomparso nel 2017 che col suo lavoro si è battutto tanto per gli ultimi del mondo a cui ha dato voce nei suoi libri inchiesta. Da ricordare il libro Uomini e Caporali dedicato al terribile tema del caporalato e La frontiera in cui Leogrande da voce ai corpi alle sensazioni, alle paure e alle speranze dei tantissimi che attraversano la frontiera per cercare una terra migliore in Europa.


A vincere, a seguito di una votazione che ha visto tutti i presidi pugliesi votare, è stato il libro inchiesta di Sergio Ramazzotti Su questa pietra storia di un uomo che andava a morire. Il libro ha ottenuto 18 voti su 60. Ecco la sinossi del libro vicitore. Durante il suo lavoro di fotografo e reporter, Sergio si imbatte in un’occasione inaspettata e spiazzante: accompagnare in Svizzera una persona che sta andando a morire. L’uomo, affetto da una grave malattia neurodegenerativa, ha deciso di ricorrere al suicidio assistito e, dopo una lunga trafila medica e burocratica, ha finalmente ottenuto la “luce verde”, il permesso di morire. Vuole che Sergio racconti la sua storia, quella di chi è “costretto a umiliarsi, viaggiando lontano da casa come una specie di clandestino, per poter esercitare fino alle estreme conseguenze il proprio sacrosanto diritto al libero arbitrio, che nel nostro paese ci viene negato”.

Ma non vuole avere un nome né un volto, nessuno deve poterlo riconoscere. Di fatto, per Sergio significherebbe trascorrere con lui le sue ultime quarantotto ore sulla Terra. Sergio accetta. Questa è la storia vera di quelle quarantotto ore e dei millequattrocento chilometri che i due uomini hanno percorso insieme: dal momento in cui si sono stretti la mano fuori da un aeroporto del Sud Italia fino a quello in cui l’uomo gli ha rivolto le sue ultime parole sulla poltrona di un monolocale di Basilea. È questa la “clinica svizzera” in cui Erika da otto anni accompagna i pazienti al suicidio, dopo essersi scambiata decine di lettere con ognuno di loro e averli incontrati e visitati per concedere loro la “luce verde”. La prospettiva da cui Ramazzotti racconta la vicenda è in tutti i sensi unica: da una parte per la sua posizione irripetibile di narratore-testimone, dall’altra per il suo sguardo delicato, rispettoso e capace di mettersi continuamente in gioco. Con scrittura elegante e densa, riesce, in questa storia vera che a tratti pare sconfinare nel romanzo, ad accendere in noi un rovello di riflessioni e domande di portata universale, un duello etico interiore, e mette in moto un’altalena di emozioni contrastanti che culminano con la sorpresa per il dénouement finale: un nome, un cognome e uno spaventoso segreto che sono un vero e proprio colpo di scena, una scoperta capace di rimettere in discussione tutte le certezze che avevamo accumulato fino a quel momento. Gli altri libri candidati al premio, ma che non sono riusciti a vincere sono La legge del mare di Annalisa Camilli edito Rizzoli che ha ricevuto 13 voti, Il grande carrello. Chi decide cosa mangiamo di Fabio Ciconte e Stefano Liberti edito Laterza con 12 voti, Io Khaled vendo uomini e sono innocente di Francesca Mannocchi edito Einaudi che ha avuto 11 voti e L’affare Modigliani di Dania Mondini e Claudio Loiodice edito da Chiarelettere che ha collezionato solo 6 preferenze.
Anna Maria Montinaro, presidente dei Presìdi, commenta: «Il Premio Leogrande, dedicato al giornalismo letterario d’inchiesta, è stato per tutti noi una preziosa occasione per approfondire temi di grande attualità offrendoci la possibilità di riflettere su quanto ognuno possa incidere sul mondo. Ringraziamo gli esperti che hanno indicato i libri in gara, gli autori, le case editrici coinvolte e i sessanta gruppi di lettura che hanno letto, discusso e valutato le proposte. Avremmo voluto conoscere e far conoscere al pubblico tutti i protagonisti di questa edizione presso il Teatro Fusco di Taranto; avremmo voluto discutere dei temi trattati, stringere mani e assistere alla consegna del Premio da parte della signora Maria Giannico, la madre di Alessandro Leogrande, che ringraziamo per il sostegno e l’approvazione mai negati. Nella speranza che tutto rientri al più presto nella normalità, invitiamo tutti coloro i quali non l’avessero già fatto a leggere i titoli in concorso per avere maggiore consapevolezza della nostra contemporaneità». Ci uniamo anche noi all’invito della presidentessa. Quale miglior momento per dedicarsi alla lettura se non quello che stiamo vivendo?

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