Diritti negati a Foggia: l’Oss non è garantito dal sistema, una mamma disperata si incatena davanti la scuola del proprio figlio disabile

Diritti negati a Foggia: l’Oss non è garantito dal sistema, una mamma disperata si incatena davanti la scuola del proprio figlio disabile

Foto di Foggia Reporter

Di Francesca Emilio, Foggia –  Se cerchiamo su un qualsiasi dizionario etimologico la parola “diverso”, quello che ne verrà fuori è che questa parola, derivante dal latino divèrsus, significa volto altrove o, meglio ancora “volgere dall’altra parte”. Quella che stiamo per raccontarvi è, appunto, una storia di sguardi rivolti altrove, sguardi , intenzioni e azioni che negano diritti e dignità ad esseri umani, nello specifico, ad un bambino. E’ la storia della disperazione di una madre, Loredana De Cata, la quale, preoccupata per il presente, ma anche per il futuro del proprio figlio, si è incatenata ai cancelli della scuola di quest’ultimo, affetto da paralisi cerebrale infantile. L’intento è quello di mantenere accesi i riflettori sui diritti del proprio figlio Francesco, diritti che ormai, da molto tempo, vengono ad esso negati.  Non è la prima volta che Loredana sceglie di protestare, questa volta però, la sua contestazione, non riguarda la scuola (Santa Chiara di Foggia), ma è rivolta, invece, al sistema, alla ASL e ai Servizi Sociali del Comune, i quali non prevedono la presenza di un operatore socio sanitario nelle classi. Suo figlio è affetto, come già detto, da paralisi cerebrale infantile, ragion per cui, non essendo autonomo, necessita di essere assistito, soprattutto nel bere e nel mangiare. Dal venti dicembre – stando a quanto racconta Loredana sul proprio profilo Facebook – la figura dell’operatore socio sanitario, fornita tramite convenzione privata tra scuola e un istituto di formazione OSS, non è più presente all’interno della scuola e nello specifico della classe del ragazzo. Ultimamente, ha spiegato la stessa, il servizio non sta funzionando. E’ da quella data che Loredana, ogni giorno, è costretta ad andare a scuola a prendersi cura di Francesco, sia dandogli da mangiare, sia cambiando gli indumenti che indossa lo stesso. Ma la questione principale non riguarda il cambio dei vestiti: quello che preoccupa maggiormente Loredana è la questione dei pasti, ovvero della merenda. Tra le mansioni degli insegnanti non vi è quella di occuparsi della somministrazione dei pasti, ruolo che dovrebbe svolgere appunto l’operatore socio sanitario. In sintesi, è dal 20 dicembre, che il momento della merenda, quel momento che per tutti dovrebbe essere di pausa, spensieratezza e anche condivisione, per Francesco e di conseguenza anche per la mamma, è diventata una vera e propria tragedia. Due settimane fa il fatto più grave: a causa dell’assenza dell’insegnante di sostegno (a casa per malattia), unica figura che supporta in questo determinato caso il ragazzo, nonostante non rientri nelle sue mansioni, per quattro ore il bambino non ha né mangiato, né bevuto. Il supporto non è arrivato neanche dall’insegnante curriculare, che ha spiegato ancora Loredana, aveva assicurato che qualcuno l’avrebbe aiutata. Gli insegnanti non si sono presi dunque la responsabilità di assisterlo, d’altronde, sottolinea la stessa madre stanca, non rientra nelle loro mansioni, ma l’assenza di una figura specifica ha fatto si che un bambino, tra l’altro con bisogni importanti, non solo sia rimasto a stomaco vuoto, ma abbia anche dovuto vivere quello specifico momento dovendo farsi carico, dello stress e della difficoltà che lui già vive ogni giorno.  E’ stata questa negligenza da parte dei servizi sociali, ma soprattutto del sistema a far infuriare Loredana.  Una denuncia che va avanti da diversi anni e che è diventata, ieri, nel momento in cui ha scelto di condividerla sui social per farsi ascoltare, disperazione. Disperazione perché non c’è attenzione su questioni che non solo riguardano il benessere di un bambino, che dovrebbe vivere serenamente le proprie giornate, supportato dal sistema, da servizi sociali funzionali e attivi oltre che dagli insegnanti. Invece Francesco, così come molti altri bambini e ragazzi nelle sue stesse condizioni sembra venga costantemente dimenticato dal sistema, così come vengono dimenticati anche diritti che ledono la dignità di una persona, facendo sentire diverso chi è diverso solo perché lo sguardo viene appunto, volto altrove, mentre basterebbe maggiore attenzione, maggiore preoccupazione e lavoro di inclusione, da parte di tutti, per far si che questo non accada.  Il gesto di Loredana non è un gesto improvvisato, è il gesto di una madre stanca, una madre che ogni giorno ha dovuto raggiungere a scuola il proprio figlio per fare in modo che non si sentisse diverso, che potesse vivere serenamente le proprie ore scolastiche, al fianco dei propri compagni, con indosso indumenti puliti e lo stomaco pieno, una madre che, nonostante tutto, ha dovuto lasciare il proprio figlio a casa pur di ottenere risposte, scatenare una reazione per rendere normale una questione che dovrebbe essere di quotidiano interesse. Effettivamente, non si sa se le cose cambieranno dopo questo gesto. La stessa Loredana ha raccontato di non essere stata ascoltata molte volte, l’ultima negli scorsi giorni, in cui ha chiesto un incontro alla dirigente scolastica della scuola, incontro che non è mai arrivato, così come non arrivano risposte.  “Francesco ha una forte disabilita e con grandi stress, come quello di rimanere a scuola senza mangiare, senza bere e con il pannolino bagnato, possono sopraggiungere anche delle crisi epilettiche e la scuola lo sa – ha raccontato la Loredana durante un’intervista a Foggia Reporter – chiedo che ci sia qualcuno che assista Francesco. Questa situazione va avanti da troppo tempo, sono costretta ogni volta a denunciare mediaticamente quanto accade a mio figlio, questo è il terzo anno. Finora si è solo tamponato. Ci vogliono figure adeguate nella scuola, devono essere presi seri provvedimenti” ha concluso la mamma, disperata, che, infine, ha fatto intendere che resterà incatenata lì ad oltranza, fin quando ce ne sarà bisogno, fin quando i bisogni del proprio figlio non saranno ascoltati, aprendo, si spera, una strada verso un cambiamento radicale  del funzionamento dei servizi sociali in merito a queste dinamiche.

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