Bari: polemiche sulla sperimentazione nel servizio taxi per persone con disabilità, non più ticket, ma soldi

Bari: polemiche sulla sperimentazione nel servizio taxi per persone con disabilità, non più ticket, ma soldi

Di Daniele De Bartolo, Bari – La verà disabilità non è quella di avere delle gambe che non ti permettono di camminare o occhi che non ti permettono di vedere. La vera disabilità consiste nella mancanza di libertà, di possibilità di fare quello che si vuole, nella persistente condizione di dover dipendere da altri che siano dei familiari, se si ha la fortuna di averli e di averli in salute, o di amici o persone che, dietro pagamento, ti aiutano a vivere una vita più libera.
La più grande problematica per chi soffre di qualunque disabilità è spostarsi, che sia per fare dei controlli medici, che sia semplicemente per evadere dalle mura domestiche per vedere il mare, prendersi un gelato, vedere un film o uno spettacolo teatrale; insomma per fare qualunque attività che chiunque sente l’esigenza di fare. Spostamento che diventa ancora più difficile quando si tratta di persone che per muoversi hanno bisogno dell’ausilio di una carrozzina perchè raramente si dispone di un mezzo proprio con una pedana attrezzata per trasportare disabili in carrozzina. Spesso allora, quando c’è la possibilità, qualcuno di buona volontà deve far sedere la persona con disabilità in auto e riporre la carrozzina nel bagagliaio incastrandola per sfruttare il poco spazio sperando che le ore passate a giocare a tetris siano servite a qualcosa. Ci sono, e sono veramente tanti, alcune persone che oltre ad aver avuto la sfortuna di non poter essere autosufficienti nella vita a causa di una disabilità, hanno anche l’aggravante di non avere parenti o amici che possano accompagnarli in qualunque luogo loro desiderano andare. E allora le alternative sono due. O si rimane chiuso in casa condannato ad una sorta di arresti domiciliari senza aver commesso alcuna pena, oppure si chiama un taxi se si ha la possibilità economica di farlo.
E’ di questi giorni la notizia che il Comune di Bari ha deciso una nuova sperimentazione nell’utilizzo dei taxi per le persone disabili, sperimentazione che ai diretti interessati non è piaciuta per niente. Ma andiamo con ordine. Nella città di Bari esiste un servizio taxi comunale, chiamato inizialmente Pollicino, che permetteva alle persone con disabilità di poter usufruire di un taxi attrezzato per il trasporto delle carrozzine, che accompagnava gli utenti ovunque avessero bisogno di andare. Ma col tempo il servizio ha subito vari aggiustamenti da un lato per permettere a tutti di poterne usufruire dall’altro per contenere i costi. Perchè la spending review colpisce anche e soprattutto i servizi per i più deboli. Si è passato negli anni da un servizio senza freni e gratuito per ognuno, ad un servizio contenuto con una compartecipazione economica degli utenti a seconda del loro reditto isee. L’ultimo bando prevedeva che un disabile potesse ottenere fino a 300 ticket annuali da ritirare presso l’assessorato al Welfare dietro un contributo economico. Tali ticket potevano essere utilizzati per una corsa da casa della persona con disabilità fino ai luoghi che preferiva e ritorno a prescindere dalla distanza e ovviamente dal prezzo di mercato della corsa. Nei giorni scorsi la convenzione che il Comune di Bari aveva con la cooperativa che gestiva il servizio taxi è scaduta e allora il Comune ha deciso di sperimentare una nuova soluzione. Al posto di dare dei ticket per le corse in taxi, versare direttamente nelle tasche dei disabili una somma che varia a seconda del reddito isee e della frequenza con cui la persona ha usufruito del servizio taxi nell’anno precedente calcolando una media di 15 euro per tratta. Ciò però senza contare la distanza tra i luoghi di partenza e di arrivo che le persone disabili possono raggiungere contando gli attuali prezzi di mercato. Non ci stanno le associazioni che, nella giornata di ieri, hanno protestato davanti la sede dell’assessorato al Welfare lamentando che questa sperimentazione porterà molti di loro ad utilizzare ancora meno il taxi e quindi a dover rinunciare ai loro impegni e ai loro momenti di svago o di libertà che chiunque a diritto ad avere. La risposta dell’assessorato non si è fatta attendere sottolineando come questa sia una sperimentazione e non una scelta definitiva e che sia stata presa per venire incontro alle esigenze di chi non ha la possibilità di recarsi in assessorato per ritirare i ticket per il trasporto. Motivazioni lodevoli che però nella realtà si trasformano in una penalizzazione per le persone disabili perchè la somma che verrà erogata servirà per pagare poche corse in taxi e, una volta che questa somma sarà terminata, saranno costretti di nuovo a “scegliere” se rimanere in casa o sperare che qualche amico o conoscente dia loro la disponibilità ad accompagnarli. Una “scelta” che non augurerei a nessuno.

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