Oro verde pugliese a rischio, la campagna di Coldiretti: “sospendiamo la vendita di olio straniero”

Oro verde pugliese a rischio, la campagna di Coldiretti: “sospendiamo la vendita di olio straniero”

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Di Francesca Emilio, Andria – In Puglia, i magazzini dedicati allo stoccaggio, sono pieni di oltre dieci milioni di litri di olio extravergine d’oliva straniero. Potrebbe sembrare un paradosso, considerando che il solo pensare alla regione Puglia fa balzare alla mente l’immagine degli alberi d’ulivo, invece, quella di cui vi stiamo parlando è la realtà: è quanto emerso da un’analisi effettuata lo scorso dicembre da Coldiretti Puglia su dati di “Frantoio Italia”. I dati sono stati comparati con quelli del 2018 evidenziando, nel 2019, un aumento di oltre il 20% rispetto all’anno precedente. La diretta conseguenza è stata una caduta libera dei prezzi del nostro prelibatissimo oro verde che, di anno in anno, stanno piegando le produzioni regionali, le quali, già nel 2018, avevano avuto grossi crolli dovuti alle condizioni climatiche ostili. Anche la Xylella ha giocato un ruolo antagonista in questa vicenda, rendendo possibile – secondo quanto emerso da un ulteriore analisi effettuata dal Sistema Informativo Agricolo Nazionale – una perdita di 3 olive su 4 in provincia di Lecce con un conseguente crollo del 73% della produzione dell’olio. La presenza più prepotente pare sia quella dell’olio d’oliva spagnolo che, con il 48% di crescita delle importazioni nel 2019, non fa che aggravare la situazione del mercato oleario italiano e dunque pugliese. Insomma, il nostro preziosissimo oro verde non è in uno dei suoi momenti migliori, di conseguenza non lo sono i molti operatori del settore.

Le speculazioni in campagna vanno stanate sui banchi di vendita al consumo, ha spiegato il presidente di Coldiretti Puglia Savino Muraglia, il quale ha continuato – in una bottiglia di olio venduta sugli scaffali della grande distribuzione a 2/3 euro è impossibile sia contenuto olio extravergine di oliva perché non coprono neanche i costi di produzione. L’olio extravergine di oliva made in Italy non può essere venduto a meno di 7-8 euro al litro allo scaffale. Bisogna guardare con più attenzione le etichette, acquistare oli sulla cui etichetta è esplicitamente indicato che siano stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente da aziende olivicole e frantoiani che fanno della tracciabilità il fiore all’occhiello aziendale”. Di qui l’appello di Coldiretti per avviare una campagna in favore dell’olio locale: l’obiettivo è quello di difendere l’economia territoriale sospendendo la vendita di olio straniero dai supermercati della regione. All’appello ha risposto subito l’imprenditore andriese Giovanni Pomarico, a capo del gruppo Megamark di cui fanno parte i supermercati Dok e Famila, il quale ha inoltre invitato anche gli altri imprenditori locali a sposare questa battaglia poiché, ha commentato “siamo tutti chiamati scegliere l’extravergine italiano, vero scrigno di alta qualità e portatore indiscusso di benessere e salute ricordandoci sempre che gli ulivi rappresentano un’affascinante attrazione per tanti turisti innamorati dei nostri territori. È importante essere uniti per sostenere l’economia del Sud”.

Un’economia che viene spesso piegata da forte divario con le regioni del nord e che, invece, deve lottare per difendere le proprie qualità e le proprie bellezze. L’auspicio è che l’esempio venga seguito anche da altri imprenditori, ma che soprattutto i cittadini pugliesi e non, si rendano conto di quanto sia importante informarsi sulla provenienza di un prodotto, qualsiasi esso sia. Ormai, sempre più spesso, diverse aziende, scelgono di andare all’estero per pagare meno la forza lavoro andando a ledere poi quelle che sono le competenze e le possibilità di crescita dell’Italia, ma anche delle regioni stesse. La situazione è analoga per quanto riguarda la questione dell’olio extravergine d’oliva. Il problema non è andare in terra straniera o favorire l’economia e il transito straniero, ma spostare le proprie aziende all’estero smettendo di creare lavoro in Italia e di conseguenza, comprare olio straniero perché costa meno, svilendo l’economia e la forza lavoro del prezioso oro verde.

 

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