“La finestra andina…”: il Perù attraverso gli occhi e le parole di Riccardo Specchia, autore pugliese emigrato da 5 anni

“La finestra andina…”: il Perù attraverso gli occhi e le parole di Riccardo Specchia, autore pugliese emigrato da 5 anni

Di Carmen Cafarella, Bari – “È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria” scrive Voltaire.

Ho avuto la fortuna di poter trascorrere un anno in una nazione stupenda, controversa, ma di sicuro piena di posti incantevoli da esplorare: il Perù. Probabilmente quello che ha reso unico questo viaggio non è stata solo la scoperta di questi luoghi ameni, in cui il tempo sembra essersi fermato, ma anche l’opportunità di aver potuto conoscere e condividere molto tempo con le persone che ci vivono.

Si è rivelata una vera sorpresa scoprire che Lima, “la gris”, come la denominano i suoi stessi abitanti a causa della “garúa”, che quasi tutto l’anno avvolge in una densa nebbiolina l’intera metropoli, è una capitale multiculturale. Per quanto abbia di gran lunga preferito vivere in una sperduta città nella Foresta Amazzonica, è proprio a Lima che ho avuto l’opportunità di trascorrere tempo anche con i miei connazionali e tra loro Riccardo Specchia, giornalista e adesso professore, anche lui di origine pugliese che vive oramai da anni in questa splendida terra in cui Ande, Foresta Amazzonica e Oceano Pacifico convivono dando vita a un ecosistema prezioso e variegato.

Ho scambiato qualche chiacchiera con lui anche perché ho amato sin da subito il suo blog: La finestra andina… che racconta in modo tenue e discorsivo le varie realtà del Perù aprendo proprio un varco su una cultura così differente dalla nostra con la capacità di farti immergere in questi luoghi pur non avendoli mai visti o sentiti prima.

Da quanto tempo sei in Perù e come mai hai scelto di spostarti in un luogo così distante dal tuo paese natale?

Sono in Perú dal gennaio 2014. Ricordo di aver preso questa
decisione nell’autunno del 2013 insieme alla mia compagna Luisa,
praticamente la co-protagonista del mio diario di bordo peruviano. Se
ne parlava continuamente e lei, da buona peruviana ambasciatrice del
suo paese nel mondo, mi mostrava spesso le bellezze e l’estrema
varietà culturale e geografica della sua terra. Chiuso il 2013, si
chiudevano anche alcuni progetti lavorativi che stavamo portando
avanti in Italia, e così, non ci abbiamo pensato più di tanto.
“Andiamocene e vediamo cosa succede nei tre mesi che migraciones mi
concederà”, ci siamo detti. Ed eccomi ancora qui! Sono passati più di
5 anni.

Di cosa ti occupi attualmente? 

È stato un periodo pieno di avventure, tanto che il tempo qui,
sembra essersi dilatato. Ho lavorato in molti settori ma quello che
attualmente mi da una certa stabilità economica è l’insegnamento
presso un collegio paritario italiano, dove insegno storia e
filosofia. Mi occupo anche parallelamente di produzioni audiovisive
per pubblicità e documentari e sono direttore artistico della rassegna
“lezioni di cinema”, presso l’Istituto Italiano di Cultura qui a Lima.
In pratica, a casa ci sto poco e niente.

Da pugliese a pugliese, cosa ti manca di più della tua regione?

Che colpo basso! La mia regione, la Puglia, è difficile da
spiegare. Ci costringe a partire quasi sempre con quell’amaro in bocca
del: “Perché? Se ci amiamo così tanto”. Dopo trovi tanti tuoi simili,
pugliesi in giro per il mondo. Orgoglioso, ti rendi conto di essere
parte di una comunità molto apprezzata all’estero, di questo ne sono
felice e spesso mi aiuta a non pensare a quel lontano amore, lasciato
tra i due mari. La mia Puglia e Taranto, la mia città.

 

Parlaci del tuo blog “La finestra andina…”

La finestra andina…” nasce come un esperimento. All’inizio, dato
che lasciavo molti amici e molti parenti che preoccupati mi dicevano
“Ma sei sicuro di questa tua scelta?!” Pensai che forse raccontare le
mie esperienze e far conoscere loro posti mai documentati prima e di
certo più insoliti che mai, beh, ci avrebbe resi meno distanti e più
tranquilli. Poi ho messo a servizio i molti anni  passati tra
redazioni giornalistiche e network italiani, per ingrandire un po’ di
più il progetto e renderlo una piattaforma per la divulgazione di
storie dal contesto sociale, culturale e turistico. Il risultato è stato davvero sorprendente. Oggi mi chiamano dall’Italia ed altri
paesi per saperne di più e, magari, guidarli nelle mie stesse
esperienze fatte. Momenti, questi, dove cerco sempre di raccontare
qualcosa di nuovo. Qui il materiale per fare ciò non si esaurisce mai.

Sogni mai di ritornare in Puglia o in Italia?

L’Italia, si sogna sempre. Il grande problema è che più sogniamo e
più questo idillio diventa un incubo, pian piano popolato da
personaggi sempre più loschi ed oscuri che danno voce a pulsioni
ignoranti e che ti portano a disconoscere il tuo caro vecchio paese.
Attualmente, no, non tornerei. L’Italia ha bisogno di un seria
revisione dei propri valori a mio avviso.

Pensi ci siano caratteristiche che accomunano peruviani ed italiani?

Peruviani e italiani si uniscono spesso all’insegna del proprio
cibo. Le affinità e l’amore per il “simposio” culturale e
gastronomico, ci rendono sicuramente molto vicini. Poi, sul piano
storico, il Perú è stato per moltissimi anni tra 800 e 900, un paese
ospitale per noi italiani e a Lima, (la cittá che fa un terzo della
popolazione dell’intero paese), spesso ti ritrovi a parlare con gente
di discendenza genovese, siciliana, torinese ecc. Esiste anche una
piccola e antica “Little Italy” qui nella capitale, il suo nome è La
Punta, ed è la zona adiacente al porto della città. Molto carina!

Raccontaci qualche aneddoto curioso accorso durante la tua permanenza in Perù.

Come ho già detto, ci sono tantissimi aneddoti che potrei
raccontare. Anche per questo è nato il blog. Quello che non scorderò
mai è il capodanno 2015 passato a 4.800 metri presso le Ande, in un posto chiamato Marcahuasi, poco fuori Lima. Ricordo che sottovalutai moltissimo quello che stavo andando a fare, cioè un campeggio nel mezzo del nulla. Un nulla, però, di una bellezza infinita. Il posto è in piene Ande e di notte sei solo tu e il misticismo della pietra, del cosmo e
della natura. Arrivati al campo base, con l’affanno tipico di quelle
altitudini, restiamo folgorati dal bellissimo tramonto che si
celebrava sotto i nostri occhi ( foto in alto). Io e Luisa,
eravamo completamente abbagliati da quell’incanto che scordammo
completamente di montare la tenda e sistemare l’accampamento. Ci
affrettammo a metter su tutto per il freddo che cominciava a
non fare più sconti. Il tempo di accendere una prima fiammella di
bivacco e comincia a piovere. Il gelo e l’umidità che nel frattempo
filtravano nella nostra piccola casa portatile, mi hanno fatto pensare al
peggio. Eravamo soli io e Luisa e il posto di soccorso più vicino era
a tre ore di cammino tra altissimi burroni e oscurità. Dovevamo
calmarci ma potrete immaginare il panico da: “che fine faremo”. Smise
di piovere e feci di tutto per far riprendere vita a quella fiammella
che avevo previdentemente coperto di pietre prima della crudele pioggia. Il dio fuoco ci rigenerò e cominciammo di nuovo a godere del meraviglioso paesaggio e della infinita quiete. Da quel momento in poi, il mio rispetto per gli elementi e per le Ande, è cresciuto ed è
diventato più maturo. Arrivati a Lima, ho provveduto a comprare tutto
il materiale pensabile per il “campeggiatore andino provetto” hehehe.
Da un’immatura sofferenza ho scoperto il benessere dell’esperienza, il
Perú è soprattutto questo per me.

Fotografie di Riccardo Specchia

COMMENTS (1)

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    Eccezionale, ho seguito, passo passo il blog “la finestra andina” e leggendo viaggi con Riccardo e vivi insieme con lui tutte le emozioni di questo meraviglioso paese, che gli ha dato ospitalità. Leggere l’intervista mi è servita per conferma a quello che potevo comprendere nei suoi scritti.
    Grazie