Elena Giove porterà in scena”Viola”: un monologo per raccontare il coraggio e la lotta all’emancipazione femminile

Elena Giove porterà in scena”Viola”: un monologo per raccontare il coraggio e la lotta all’emancipazione femminile

Di Francesca Emilio, Bari– Un monologo per raccontare il coraggio delle donne, l’arduo percorso della lotta all’emancipazione femminile, alle battaglie stenuanti ed attuali che vedono ogni giorno, moltissime donne, interfacciarsi con una realtà a loro ostile: quella della mancanza di pari diritti, di pari opportunità e di pari libertà di espressione.

Locorotondo sarà scenario di questo attraverso le parole dell’attrice, regista e autrice Elena Giove che, presso U Jùse, in via Nardelli, alle ore 20.30, porterà in scena “Viola”, una rappresentazione teatrale fortemente voluta dall’Assessorato alle Politiche Sociali – Pari Opportunità del comune, oltre che dall’attrice stessa, la quale si è lasciata ispirare dall’estemporaneità e dalla contemporaneità del fatto di cronaca avvenuto nel 1965, volendo indagare sull’interiorità e sulle emozioni del personaggio di Franca Viola, considerato da lei, come un eroe fuori dal tempo.

Il monologo richiama appunto un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1965 in Sicilia, è infatti ispirato al coraggio e alla presa di posizione di Franca Viola, che si ribellò all’allora legge in vigore, in particolare all’articolo 544 del codice penale che, recitando “per i delitti preveduti dal capo primo e dall’articolo 530, il matrimonio, che l’autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”, estingueva, di fatto, il reato di violenza carnale – anche ai danni di minorenni – qualora fosse stata seguita dal “matrimonio riparatore”, una “specie” di contratto tra la persona offesa e quella accusata.

Franca Viola, il 26 dicembre del 1965, all’età di 17 anni fu rapita, violentata e tenuta segregata per otto giorni, inizialmente in un casolare al di fuori del paese, poi in casa della sorella di Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi. Pochi giorni dopo il suo rapimento, esattamente il giorno di capodanno, il padre di Franca fu contattato dai parenti di Melodia per un incontro riparatore che potesse far convogliare a nozze i due giovani e dunque estinguere, stando a quanto dettato dalla legge, il reato di abuso. La morale del tempo era chiara: una ragazza uscita da una simile vicenda, qualora non avesse sposato il suo rapitore, salvando il suo onore e quello familiare, sarebbe stata additata come “svergognata”, ma Franca ebbe il coraggio di reagire diventando la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore, portando dunque avanti un messaggio di libertà e dignità per tutte le donne, siciliane e non, che avrebbero subito le stesse violenze, le quali, spinte dal suo esempio, avrebbero potuto trovare il coraggio di dire “no”, quel sacrosanto diritto che alle donne viene spesso negato.

Il caso sollevò infatti in Italia moltissime polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari volte a discutere la norma allora in vigore.

La stessa Franca Viola però, nonostante l’8 marzo 2014, in occasione della giornata della donna, sia stata insignita al Quirinale dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dall’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese” ha sempre scelto di restare all’ombra, ricercando una vita normale, perché, a suo parere, come dichiarato durante un’intervista a Riccardo Vescovo “non fu un gesto coraggioso” al contrario, fece solo quello che sentiva di fare, ascoltando il proprio cuore. Ed è lo stesso consiglio che Franca Viola, in quell’intervista, da ai giovani, esortandoli a seguire i propri sentimenti, senza paura di difendere i propri diritti.

Elena Giove porterà in scena quei sentimenti, con l’arduo compito di raccontarli e tramandarli affinché, come dichiarato dall’assessorato alle politiche sociali nella persona di Mariangela Convertini “si possa mantenere sempre viva la memoria e alta la guardia affinché la frenesia dei tempi e le nuove sfide sociali non facciano soccombere i valori sostanziali della nostra comunità”.

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